Tuesday, January 24, 2017

La paura di chi ha paura. Creazione ed arte tra panico e dubbi


(foto: Cristiano De Matteis)
 
Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare
(Elbert Hubbard)
Io ho paura.
Si, ho paura. Sono terrorizzato davanti al foglio bianco quando devo scrivere, penso di non riuscire mai ad arrivare alla fine del compito che mi sono autoassegnato e di fallire, di andare fuori tema, di non riuscire davvero ad esprimere quello che penso e che sento.
Ho paura, paura dei giudizi, dei commenti, delle parole che non trovano la giusta pace e di non essere capito, spaventato dal mondo esterno a cui affido le parole, incapace di poter difendere quello che ho concepito e poi alla fine elaborato.
La mia paura è la stessa di ogni creativo, senza distinzione, dalla cuoca che prepara un piatto che servirà ai suoi commensali, al pittore che dipinge, allo scultore che scolpisce, al poeta che scrive, all’attore che recita.
E se il risultato poi non piace? E se il pubblico poi mi deride? E se quello che volevo dire non è capito? E se…
La creatività non ha bisogno di “se”, di “ma”, di dubbi, una creatività dubbiosa e paurosa è incapace poi di parlare agli altri e di comunicare veramente quello che si deve e vuole dire.
La tela bianca intimorisce, il palcoscenico fa salire l’adrenalina e l’ansia, gli ingredienti da combinare spaventano, ma allora perché lo si fa? Semplice! Per lo stesso motivo per cui un leone non può rimanere in gabbia e una balena in una piscina: perché non si può intrappolare la libertà di espressione e di dire e fare le cose come si vogliono.
I giudizi arriveranno sempre, impossibile fermarli e altrettanto impossibile accontentare tutti: nei piatti mancherà comunque un poco di sale o per alcuni è già troppo, nei colori usati dal pittore uno risulterà più accattivante di un altro, la scultura o troppo grande o troppo piccola, la poesia con poche rime o scontate sequenze, la recitazione enfatica o sottotono.
Nessuno accontenta nessuno, ma non è questo il compito di chi si mette a creare, non è quello di far felici tutti, ma di far si che un pensiero passi dal mio mondo creativo all’immaginario collettivo poi.
La paura di sbagliare e di non farsi capire resta, giusto che sia così, l’incoscienza a volte serve per sperimentare nuovi orizzonti e spingersi oltre: avere dei limiti è già un limite.
Benvenuta allora la paura che spinge ad osare, che si permette di pressare oltre il dovuto ed è causa di scariche adrenaliniche positive.
È la paura che fa superare le barriere e fa condurre lo scrittore alla fine della pagine, l’artista a completare l’opera, l’attore a compiere fino alla fine il suo pezzo, la cuoca a servire il piatto.
Ecco allora, la paura di non farcela o di non riuscire serve, vivere tesi e dormire preoccupati non è forse la formula migliore, ma è il gioco delle parti che lo impone.
Proporre poi qualcosa di diverso e di nuovo spaventa sia l’autore che il pubblico: piacerà? Sono sulla strada giusta? Non si deve partire coi dubbi e con le angosce.
Fin da bambini disegniamo le stelle a “forma di stella” perché ci è stato detto di fare così anche se in realtà non sono fatte in quel modo.
Il cielo è davvero azzurro? L’erba è veramente verde? L’acqua è proprio blu? Se si esce da questo schema preconcetto ci si accorgere che le forme e i colori in realtà non sono così, ma per comodità o per paura della valutazione si continua ad agire in tal modo con il panico per i pregiudizi nel creare qualcosa che sia difforme dalla realtà rappresentata senza guizzi sorprendenti.
La paura è anche scoperta di altri mondi, è un viaggio di rivelazione continua per arrivare a dimenticare i cieli azzurri e le stelle a punta a favore di nuovi ostacoli da superare e nuove visioni.
Anch’io ho paura, ce l’aveva anche Pablo Picasso, Marcel Duchamp, Keith Haring, Paul Klee così come appare dalle loro opere, dalle lettere e dagli scritti che hanno lasciato, beh…direi che sono/siamo quindi in ottima compagnia.
Ecco, la fine della pagina è arrivata, superate le paure e pronto per altre, ancora più varie e strabilianti, tutto passa e arriva, pronti ai viaggi creativi successivi.
Se c’è soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è soluzione perché ti preoccupi?” (Aristotele)
Io ho paura, per fortuna…
Massimiliano Sabbion
(foto: Cristiano De Matteis)

 

Friday, January 20, 2017

Perché fai Arte? Cos’è' l'Arte e la Cultura per te?


 
I social network sono la nuova frontiera della comunicazione, luoghi in cui si dà spazio ai pensieri, alle emozioni, in cui si postano foto, frasi, quotidianità che poi spesso sarà dimenticata per il prossimo post inserito.
I social network sono però una fonte inesauribile di creatività e di esternazione di un potere mediatica sempre più ampio e coinvolgente dove a tutti viene data, per fortuna o purtroppo, la possibilità di esprimersi e di commentare, dialogare o semplicemente di lasciare liberi i pensieri del momento.
Da becere e superflue affermazioni populiste si possono trovare vere e proprie geniali intuizioni sugli argomenti più vari, poi i commenti che ne seguono possono essere più o meno condivisibili ed espressi.
In una delle pellegrinazioni tra siti e social mi è stata segnalato questo post, l’autore è Enrico Vianello, un giovane artista che ha così espresso il suo pensiero sull’Arte:
L'Arte è la mia bandiera...l'Arte fonte ispiratrice dei più alti valori umani calpestata da pochi arricchiti signori senza cultura.
L'Arte che dovrebbe essere la grande coordinatrice della società, il mediatore dei magistrali ingegni umani e con arte metterli subito a disposizione al progresso, è invece sfruttata e frustrata, considerata inutile o marginale.
È inverosimile: potremmo vivere di Arte in Italia salvaguardando la natura, senza spendere nulla, la vita è Arte nel godere della propria vita...mentre mi rattrista vedere che è esattamente il contrario: il popolo soffre perché gli pesa la vita.
Bisogna infondere di nuovo quello spirito positivo dell'arte che è cambiamento dell'energia  che sa ricreare e che soddisfa il bisogno di armonia dell'essere umano bisogna rivalutare l'Arte riconoscendola come valore trainante per la nuova società del futuro, per la conservazione e l'organizzazione del bene più grande dell'umanità: la Cultura.”
Un post che racchiude il modo di pensare di chi si occupa di arte, di cultura e che ha deciso che senza l’Arte non può stare, anche se sembra invece sempre più palese come il mondo esterno veda nell’Arte un hobby, una perdita di tempo o unicamente solo uno svago come tanti.
Un mondo senza cultura e senza capacità di poter esprimere emozioni e pensieri che mondo si prospetta? Sicuri di volerlo così?
Un posto arido dove ciò che conta sono solo i guadagni, la bella vita, la facilità nell’ottenere le cose o riempire i social di balletti e frasi fatte al ritmo di Enjoy! Senza spendere anche un tempo per la cura della mente? Si, la cura, che si attua quando qualcosa si incrina e risulta malato, quel qualcosa che dovrebbe invece essere attivo e sano, come un Paese che ha la capacità di vivere con le proprie geniali forze e menti fresche, nuove, pronte a dare sempre e a migliorarsi sempre perché la vera genialità sta nella curiosità, ma non lo fa, non lo di fa.
Conservare il passato per radicare il presente, solo così si può arrivare a parlare di futuro, non è forse questo l’intento dell’Arte e della Cultura? Circondarsi di bellezza e trasmetterla sia come valore che come risorsa?
Personalmente mi ritrovo a parlare sempre di Arte e di artisti, di movimenti e scuole di pensiero, ma se rivolgo la domanda agli artisti per sentire dalla loro voce quale significato danno all’Arte e alla Cultura che cosa risponderanno? Così, in poche e semplici battute sparate a freddo, ecco il risultato.
Perché fai Arte? Cos’è' l'Arte e la Cultura per te?
Per il romano Cristiano de Matteis, sempre attento a fissare sulle sue tele il mondo circostante, la risposta non si fa attendere: “Fare arte per me è naturale, è come un senso in più di cui dispongo, ma un senso che va verso il mondo esterno, non solo recettivo. L'arte deve essere nella vita di tutti i giorni, solo così si può vivere meglio, nel fruirne e nel produrla e la cultura è necessaria per capire il mondo è per farsi capire da esso.”

Qualcuno come Giuseppe Inglese, artista torinese, si sofferma con poche e lucide righe lasciando aperto il dibattito in quanto parlare di Arte & Cultura non è mai abbastanza : “Vale la risposta "perché così mi dice il cuore e ogni cosa dentro me"? Per me l'arte e la cultura sono state parte fondamentale di un percorso di crescita; la risposta all'esigenza di trovar me stesso e gli altri. Di affrontarmi, scoprire me ed il mondo, uno strato per volta, andando sempre più a fondo o sempre più su... a seconda dei punti di vista. Potrei parlarti per mesi di quel che è  l'arte e la cultura per me... ti bastano queste poche battute? vuoi che approfondisca?

Per il bresciano Severino Del Bono l’Arte è trovare se stessi ed esprimere tutto ciò attraverso le opere: “Faccio arte per continuare a farmi dire che sono bravo come da bambino, l'arte è una rilettura a posteriori di ciò che accade e mi accade!

Per il giovane artista di Brescia Francesco De Prezzo l’Arte è un valore che si assume tra percezione e visione dove il termine di “opera” oggi tende a scomparire: “Nel mio caso più che di arte parlerei di attività individuale... come oggi al posto di "opera" si tende ad utilizzare il termine "lavoro". In sintesi è qualcosa che ti permette di sviscerare alcuni livelli di realtà altrimenti non percepibili influenzando però anche fisicamente la realtà stessa... spesso la gente sottovaluta il potere delle immagini, basta pensare che tutto ciò che accade davanti a noi ogni giorno perviene ai nostri occhi come immagine.”

Per il padovano Tony Gallo l’Arte è una scelta di vita che ha sperimentato passando dalla musica ai lavori street e su tela, senza la pretesa di arrivare a tutti, solo quella di lasciar vivere il proprio mondo, Arte per lui è un modo “Per staccarmi dalla realtà, fare musica adesso, dipingere, disegnare è come entrare in un mondo fantastico che vive dentro di me. È una scelta, un modo di vivere e non costringerei mai una persona a capire! Non puoi capire ciò che non ti interessa, che non hai!

Il milanese Fabrizio Dusi con le sue opere, i suoi materiali e la scelta di segni che parlano porta l’Arte ad esprimere un mondo fatto di descrizione e divulgazione: “Io faccio arte per comunicare, sembra banale ma è così, è anche un modo per farsi ascoltare.

Per l’artista di Brindisi Giuseppe Ciracì il concetto di arte e di cultura si snoda nella ricerca fatta di tecnica e di studio come parte vitale del suo percorso: Faccio Arte per necessità, perché non potrei farne a meno, perché non ho scelto di farla, perché non saprei fare altro, perché nutro la mia anima. In poche parole faccio Arte perché è un bisogno, per me indispensabile.
Cos' è l'Arte? Personalmente non credo di essere in grado di definire in modo esaustivo cosa sia l'Arte. È una domanda che amo definire dalla "risposta aperta", dal carattere fortemente filosofico. Sicuramente l'arte ha a che fare con la menzogna e la verità allo stesso tempo, è il momento dell'"inciampo", e mentre la Cultura può essere considerata come la regola, l'Arte è l'eccezione...”

Per Marco Chiurato l’Arte e la Cultura sono una religione con i suoi adepti e le sue opere, con dogmi e obblighi a cui non si può sfuggire, l’Arte è un culto di devozioni: “Perché un prete è sposato a dio? Cosa sono i fedeli per Gesù? Così è l’Arte.

Spesso le cose accadono, arrivano quando non si pensa possano succedere, così è l’Arte per l’artista pratese Beatrice Gallori: “Perché faccio arte? L’arte è la mia vita, non ho scelto di farla è “lei” che ha scelto me. Che cos’è l’Arte e la Cultura per me? Ritengo che sia l’arte che la cultura siano strumenti di comunicazione molto importanti e chiavi di lettura delle società  che le producono. Attraverso di  esse si comprende i pensieri, la vita, le emozioni e le sensazioni, attraverso di esse possiamo essere liberi.

Liberi… forse Arte e Cultura servono proprio a questo a rendere liberi i pensieri, le emozioni, a vivere le cose, trasformale in opere d’arte per sentirsi dire cose belle, per tornar bambini, per inciampare nell’indispensabile, per dialogare con qualcosa che odora di sacro, per vivere dentro i propri fantastici mondi, per il potere che le immagini riescono ad evocare, per capire il mondo intorno, per crescere.
Perché si fa Arte? Cos’è' l'Arte e la Cultura? L’interpretazione diversa che si dà per ogni pensiero serve forse a rendere tutto più chiaro, chissà! Una risposta, se è dubbiosamente limpida, è solo una tra tante, una risposta a mille domande.
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, January 17, 2017

Arte e cultura: l'inutile superfluo quotidiano


 
Si ha paura della cultura, si teme l’arte, forse perché si disegnano scenari a dir poco apocalittici e preoccupanti? Si, la gente che produce con la forza delle emozioni e del pensiero è pericolosissima! Perché? Perché ci si abitua a pensare, ad essere curiosi e a parlare con propri simili in un mondo che ha molto di utopia e poco di realtà.
La concretezza e la praticità spesso spazzano via i sogni e la delicatezza con la quale ci si è approcciati; è davvero giusto considerare quello che si tocca solo come reale e quello che si realizza con la forza dei pensieri solo aria?
L’arte è il superfluo, la cultura è un qualcosa a cui si può rinunciare, vero? Dai! In questo momento di crisi ti metti a parlare di mostre e di quadri, di libri e di letture? Suvvia! Siamo realisti: non si vive con queste effimere sviolinate del “nulla”, l’uomo ha bisogno di pane non di cultura!
Alla fine del mese bisogna arrivare e far i conti con tasse, affitto, rate varie, spesa, vestito, cibo, benzina sempre più cara e tu te ne esci con uno scontato e ritrito motto: “Salviamo e amiamo l’arte! Facciamo crescere la cultura!
Ebbene sì, il pensiero è forse comune, in fondo anche veritiero, ma come chiudere le porte in faccia al nostro passato storico, alla visione di secoli di grandezza che hanno contribuito a far sì che l’uomo sia prima di tutto un essere pensante e dotato di emozioni? Tutti quei sussulti emotivi, quei pensieri logoranti, quella innata curiosità per tecniche, materiali, espressioni si possono cancellare in un solo momento? No!
Un popolo ha bisogno di arte e di cultura! Ha bisogno di emozionarsi davanti ad un quadro, di discutere di fronte ad una performance, di indignarsi leggendo un testo, di pensare. Sì, pensare, perché sia ancora valida la frase cartesiana “Penso, dunque sono” (Cogito ergo sum), l’esistenza sta proprio nel mio pensiero, nel mio sentire.  
In momenti di maggior crisi e sconforto l’uomo ha sempre dato il meglio di sé, quando si cade, ci si rialza, a volte anche più forti di prima, si investe sulle proprie conoscenze e forze per evitare nuovi traumi e cadute.
Circondarsi sempre di chi può trovare una soluzione di chi è migliore di quello che siamo, investire le forze anche, e soprattutto, nella cultura porta a trovare spiegazioni e menti che sanno aiutare, dirigere, coniugare le soluzioni con l’intelligenza.
Perché invece si assiste il contrario di quello che dovrebbe essere la norma? Si dipanano distese di dubbi con assessorati comunali senza soldi impossibilitati a creare una manifestazione culturale, con numerosi tagli alle mostre, al personale, zero entrate per pagare lo sforzo creativo di critici, curatori, artisti eppure non ci si arrende, si arriva a lavorare con il poco che si ha, si sopravvive, ma è davvero necessario e utile sopravvivere di cultura?
Gallerie d’arte, musei, fondazioni diventano la pallida traccia legata ad una parvenza culturale soppiantata da qualche titolone a livello politico su qualche compiacente giornale e si supporta e sopporta tutto pur di riuscire a portare avanti l’idea di una ipotetica “erudizione”.
La gente può essere tacciata di ignoranza perché non ha i mezzi per capire e colmare il vuoto, ma non è stupida, le persone vanno accompagnate, educate e indirizzate verso le emozioni, poi ad ognuno il discernimento e il libero arbitrio di ciò che piace e ciò che non è di proprio gradimento.
Non basta mettere in piedi una manifestazione o un evento per dire che "si fa cultura" magari adornato di bancarelle con cibo locale, majorette e banda: basta davvero così poco per ingannare le persone tacciando il tutto come “cultura”?
Applicare le materie e gli insegnamenti porta al miglioramento dell'uomo e a far si che i pensieri e le opinioni dilagano, forse il pericolo sta proprio in questo: imparare e diffondere, riuscire a pensare con la propria testa, avere delle riflessioni, riuscire a ragionare e trovare delle soluzioni.
È dunque davvero così inutile, becera e superflua l'arte e la cultura?
Massimiliano Sabbion
 

Friday, January 13, 2017

Critici oggi. Per fare arte serve più l’artista o il critico?


 
Si parla spesso di “critica d’arte”, di recensioni critiche, di un percorso storico e artistico che si intraprende quando si parla di un artista e del suo lavoro.
Ma che cos’è la critica d’arte? Nel corso del tempo, specie nel mondo contemporaneo, si è falsata spesso la sua formulazione, arrivando a non concepire la “critica d’arte” come un sistema che ha tuttavia affermato (e formato) l’opinione generale.
Discutere e valutare l’arte visiva è la base principale della disciplina critica per fare in modo di dare in maniera obiettiva una critica su base razionale per apprezzare e valutare lo stato dell’arte.
Il critico d’arte è spesso confuso come un semplice opinionista che discute del lavoro altrui, ma che in realtà supporta e conferma, con basi comparative e storiche, il lavoro di un artista.
L’originalità di chi produce opere d’arte spesso non si sposa con altrettanta originalità critica che è fatta di tante parole e poca sostanza con il rischio di avere due visioni diverse e non comparative dello stesso pensiero prodotto: l’opera d’arte e la critica d’arte che non trovano un punto d’incontro e viaggiano su binari paralleli che mai si incontreranno e forniscono un risultato finale negativo che non porta nessun valore aggiunto né all’artista, né al critico.
Per l’arte contemporanea, vengono citati molto spesso gli artist star, artisti che qualunque cosa toccano diventa poi oro nel mercato e il dilemma nasce se sono loro ad essere geniali o se sono forse supportati dalle parole di critica che li ha investiti.
È più influente il critico o l’artista per fare arte? Entrambi. Senza bisogno di diplomazia e senza decretare che “il giusto sta nel mezzo”.
Se un lavoro artistico “parla” gli occhi, un testo critico apre la mente e lo accompagna, sono comunque ambedue lavori cerativi, è presuntuoso sopravalutare o sminuire il peso del lavoro di uno o dell’altro: una critica non deve superare l’opera, così come il prodotto dell’artista superare le stesse definizioni usate per descrivere e valutare ciò che si vede.
Senza di me tu non avresti ragione di esistere!”, un’affermazione rivolta all’artista o al critico? Di sicuro un atteggiamento di superiorità dell’una o dell’altra parte non porta in nessun posto, si affossa la visione e si snatura la bellezza delle cose dette.
Non ci si accontenta solo di assaporare lo sguardo tra le forme e i colori, si ha bisogno di capire che cosa si vede e cosa si sente attraverso le parole e la descrizione che ne segue, per mezzo del punto di vista di chi sa comparare e conoscere la storia, di chi riesce a collegare le persone e i percorsi affrontati sia dell’artista che di altri che lo hanno preceduto.
La critica sta all’opera come l’opera sta alla critica, cambiando i fattori il risultato non cambia: l’una supporta l’altra e vive in funzione di una buona resa e presa di posizione.
Si confonde troppo spesso la polemica con la critica, chi fa la voce grossa o spara un proprio concetto come semplice presa di posizione fuori da ogni contesto non è da considerarsi “critico”, ma forse un “opinionista” che trova spazio solo se urla e si confronta forzatamente con l’arte riuscendo però a portare alla ribalta sia il critico che l’artista, ma a scapito di chi? Solo del pubblico che alla fine si trova a seguire un dibattito becero e sterile su un’arte costruita a tavolino, priva di emozioni e ricca invece di parole inutili tanto quanto il prodotto descritto.
Arte e critica, se vanno di pari passo, se costruttive e utili per entrambe le parti porteranno un valore aggiunto alla fine di ogni percorso.
Arte e critica, non si possono slegare né l’una prendere il sopravvento dell’altra col rischio di svalutare o, al contrario, sopravvalutare il risultato finale.
Arte e critica, inscindibili come la panna e il cioccolato, come Fred e Ginger, come le pere e il formaggio…gusti e sapori che non si possono slegare, ma solo esaltare, assaporare e lasciare andare i sensi.
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, January 10, 2017

“L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri” Vedere per guardare, il pensiero dell'arte nella creazione.


 
L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri
(Edgar Degas)

Un quadro, una scultura, qualsiasi opera d’arte che è esposta e messa davanti agli occhi dello spettatore è solo il risultato di una visione di come l’autore ha interpretato ciò che sente.
Ciò che sente? Non ciò che vede? No. Perché quando si compone un’opera d’arte non si vede con gli occhi, si parla attraverso uno spirito emozionale che traduce la visione in forme e colori.
Il risultato può avvicinarsi alla realtà, a volte la supera, altre invece la stravolge fino a non riconoscere il soggetto e si lascia guidare solo da quello che è stato fissato nel momento, nell’atto in cui si è passati dal pensiero alla creazione.
L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri”, Edgar Degas nelle sue parole racchiude l’essenza del periodo Impressionista e anticipa quello che saranno i decenni successi fatti di arte, surrealismo, provocazione e pensiero concettuale.
Appunto, l’arte non solo è ciò che vedi, ciò che il tuo occhio afferra, ciò che fa del VEDERE lo sviluppo del GUARDARE, no, l’arte è soprattutto ciò che fai vedere agli altri, il tuo personale stile e interpretazione di quella idea visiva che si apre a chi osserva.
Un artista dà il proprio punto di vista e il proprio contributo con ciò che presenta che può essere sviluppato, ma non finito, ed è solo un momentaneo esempio di una goccia in mezzo al mare poiché la rappresentazione di ciò che si definisce sotto il nome di arte ha mille sfumature e mille forme.
Spesso è la logica e la razionalità ad avere la meglio nelle cose e nelle discussioni, ma non sempre la lucidità di una visione porta al risultato migliore.
Che ne sarebbe stato dell’arte se un giorno Henry Matisse non si fosse messo a rappresentare la realtà falsandone i colori? O se un René Magritte non avesse realizzato un quadro intitolato “Ceci n’est pas une pipe”? Come sarebbe continuata la storia dell’arte se non ci fosse stato uno squarcio nella tela da parte di Lucio Fontana o senza le bruciature di Alberto Burri? Quale modus operandi si sarebbe sviluppato senza la presa di posizione del proprio corpo come oggetto d’arte di artisti quali Marina Abramovic, Gina Pane o Vito Acconci?
Così come la realtà non è stata più la stessa con l’avvento della fotografia prima e del cinema poi, cosi il modo di rapportarsi al mondo contemporaneo si è notevolmente modificato. Di evoluzione in evoluzione si è passati alla globalizzazione dei pensieri che spesso sembrano tutti univoci e uniformati, per arrivare all’invasione dei social network con una rete allargata fatta di contatti virtuali e di realtà alternative da cui si aprono nuovi scenari. 
Siamo ciò che vogliamo far vedere agli altri e si volesse far vedere agli altri l'arte? È ciò che si vede o ciò che qualcuno si ci fa percepire? Un artista è un "falsario" della visione o semplicemente un traghettatore di pensieri ed emozioni a cui ci si affida?
Il compito di un creativo non è solo quello di esprimere attraverso i segni e i materiali, ma di traghettare, novello Caronte, le anime che si fermano incuriosite e vibranti nei confronti del processo artistico.
Di fronte all'arte si può rimanere esterrefatti, colpiti, sensibili o meno non fa differenza, un'emozione, anche negativa, è pur sempre un momento di scambio interattivo tra cuore e cervello.
Ciò che si decide di mostrare agli altri è la propria interpretazione del momento che si ferma e si fa pittura, scultura, performance o video, ciò che è mostrato poi è giudicato, ed è un pensiero che si guida tra il tempo e la memoria da un lato, tra il presente attuale e la proiezione di un futuro prossimo dall'altro.
Fai vedere agli altri ciò che non vedono, questa è l'arte.
Massimiliano Sabbion
 

Thursday, December 29, 2016

“Felice di piacervi e non”. In ricordo di Franca Sozzani


 
La semplicità è più difficile da creare della stravaganza fine a se stessa
(Franca Sozzani)  
 
Felice di piacervi e non” era il titolo di uno dei blog di moda più famosi gestito da Franca Sozzani, morta il 22 dicembre 2016 a 66 anni.
Perché questo titolo? Perché come lei diceva “Non si può sempre piacere a tutti e soprattutto non si deve”, infatti, piacere a tutti è altamente impossibile e improbabile, ma diventa anche uno stimolo a capire perché non si piace e a fare di meglio, non tanto per ricevere il consenso da chi già ci segue e crede, ma come sfida per far cambiare opinione sul nostro operato, si, magari non serve a nulla e chissenefrega, ma la sfida è sempre lanciata e dietro l’angolo.
Succede sempre, in ogni campo creativo, ci si sfida in continuazione in primis con se stessi, poi con il pubblico che diventa l’ago della bilancia su cosa piace e su quali consensi ricevere o meno.
Tutti cercano di inseguire uno scopo, un successo, una visibilità che faccia riconoscere e ammirare, che porti direttamente ad uscire dal buio anonimato, ma non sempre funziona.
Gli ultimi anni insegnano che anche il silenzio delle luci della ribalta porta con sé nuove scoperte e nuove mitiche figure che sono invece “famose per non essere famose”, tutto questo accade in una società dove si sgomita per essere sempre al centro dell’attenzione, come avviene ad esempio con il caso dello street artist inglese Banksy di cui nessuno conosce la vera identità.
Operazioni di marketing, che siano di successo o meno, fanno intuire che, per ottenere la tanto agognata fama, per la riconoscibilità e per arrivare nell’Olimpo della visibilità, sia necessario svendersi e scendere sempre e solo a compromessi, per poi condire il proprio tempo con colpi di fortuna e sgomitate, questo è l’errore principale in cui si tende a cadere!
Per andare avanti c’è invece bisogno di tanta forza, determinazione, fatica, pazienza e tanto studio da approntare per non lasciare tutto al caso e alle accuse sterili che arrivano poi da vari fronti o sapori amari che risulta difficile mandar giù:
·         Non è colpa mia ma loro” (loro chi??? Chi sono i fantomatici “altri”?)
·         Ci vuole solo fortuna nella vita!” (certo, la fortuna ha un ruolo importante, ma non è tutto…)
·         È dei critici, dei giornali, della tv e dei social che stroncano le opere sul nascere” (la visibilità ha i suoi scotti da pagare, il pubblico va educato alle cose, ma non sempre è pronto ad accettare ciò che si propone e non ha il diritto di essere preso in giro, ma di essere sempre e comunque rispettato)
·         Io sono un grande, solo che non sono capito” (volar basso con la propria presunzione e farsi una bella dose di umiltà è poi così tanto sbagliato?)
·         Io non seguo le mode” (che è diventato un modo di dire…di moda!)
I cambiamenti spaventano, sempre, coloro che portano l’alterazione al sistema, pure, le vere rivoluzioni partono da dentro con la voglia di cambiare e portare quel qualcosa di nuovo di cui si necessita, Franca Sozzani è stata LA moda in Italia, dal 1988, portando con Vogue Italia la sovversione, la rivoluzione, la contestazione ad un intero sistema.
Non bisogna mai avere paura di dichiarare ciò per cui si è nati, mai timore di esprimersi ed esprimere i propri talenti, Franca Sozzani non ha mai nascosto di essere nata per la moda: “Il successo ce lo si guadagna, oserei dire ce lo si inventa. Niente arriva per caso anche se la fortuna di cadere al posto giusto, nel momento giusto, con la persona giusta agevola parecchio. Ma la sorte, si sa, è alterna. Non è proprio la base su cui costruire il proprio successo. Il talento, il tuo, è la vera forza.”
La fortuna passa, le mode si reinventano, le persone cambiano, l’esperienza si accumula e si impara dai propri errori, ciò che si affina e non cambia sono le proprie capacità e la creatività.
Pablo Picasso sarebbe comunque diventato Pablo Picasso perché la genialità non si ingabbia e non si ferma, la fortuna, i tempi, le persone conosciute sono state il giusto corollario per l’artista, ma la creatività e le sue opere sarebbero state un punto di riferimento continuo per l’arte contemporanea in ogni modo.
L’affanno continuo porta a generare ansie, prestazioni mancante e disillusioni, ma come diceva Franca Sozzani: “La fama quella vera, deriva dalle capacità vere, dall’avere fatto cose vere. Questa è la vera fama.”
Già, questa è la vera fama, “ma qualche volta, per favore, give me a break.”
Massimiliano Sabbion
 

Friday, December 23, 2016

Che cos’è l’arte? Tossicità a tutti gli effetti, la dipendenza della creatività.


 
Che cos’è l’arte? Qual è il significato di arte? Che cosa si cela dietro il termine “arte”? Spesso ognuno dibatte a proprio modo e con una propria sensibilità quello che si vuole esprimere.
Non tutto piace e non a tutti si arriva a piacere, è difficile completare in una sola definizione quello che nasconde la parola stessa.
Arte è storia, arte è critica, arte è percezione, arte è comprendere, arte è studio, arte è anche improvvisazione, ma soprattutto arte è alla fine la realizzazione di un prodotto finito che va sotto il nome di “opera” che, ad oggi, assume diverse manifestazioni esprimendosi non solo con la pittura e la scultura, ma anche attraverso le performance, i video, le installazioni, il web.
Il significato di arte cambia in ogni epoca e in ogni momento storico si arriva ad una ricerca, consapevole o meno, di che cosa si analizza e sensibilizza nel momento in cui si vive, si assorbono i cambiamenti e la progressione del tempo, si arricchiscono i linguaggi, alcuni si aggiungono, altri si perdono.
Ciò che non si ferma è la creatività e lo studio continuo dell’uomo che ne discute ogni giorno, creando opere, lasciando che siano le idee a prendere il sopravvento ed ascoltando sia la propria anima che quella del mondo che lo circonda, magari analizzando, costruendo e facendosi rappresentante di valori e di pensieri comuni a cui l’artista riesce, spesso,  a dare voce.
L’arte ha mille sfaccettature e mille complicanze, ma anche mille soluzioni, forse includere tutto con una risposta di senso è riduttivo: che cos’è l’arte? Qual è il suo significato?
Da definizione l’arte è: “Qualsiasi forma di attività dell'uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.
Ma basta per dare un responso? Sono sufficienti le parole supportate dai pensieri? Visivamente basta vedere per imparare a guardare? Chi sono quindi gli artisti e che ruolo hanno qui, in questo calderone chiamato “arte”?
Se si trova e prova a dare definizione alla parola arte la necessità vien da sé, non basta una spiegazione per arrivare a comprendere l’arte stessa, commistioni e collazioni ci invadono ogni giorno e tutto si fa arte: moda, pubblicità, cinema, cibo…in ogni angolo si trovano collegamenti tra il tempo e la quotidianità, tra la brama di vivere e la voglia di creare e l’uomo, finché avrà un pensiero da esprimere e  i mezzi per poter lasciare il segno, non esaurirà mai il suo compito: l’uomo nei confronti dell’arte e dell’arte nei confronti dell’uomo.
 Henry Miller diceva che “l’arte non insegna niente se non il senso della vita”, già… forse è proprio così, l’arte non insegna nulla, è solo uno strumento per le emozioni e per le riflessioni che circondano le nostre domande, quesiti che non trovano facile risposta, perché in fondo porsi interrogativi è la prerogativa dell’essere umano, trovare riscontri è la base poi dell’inquieto vivere di chi è mai pago, ma sempre turbolento.
Una mente attiva è una forma di pensiero costante che non trova soddisfazione al primo passo, al risultato che trova, non si accontenta, continua a ricercare e a porsi nuove domande, a sperare in nuove soluzioni, a trovare un senso alla vita, anche attraverso l’arte.
L’arte tutta crea dipendenza, una volta entrati nel suo circuito fatto di colori, forme e situazioni non è facile uscirne, che cos’è quindi l’arte? Non c’è una sola risposta.
Per me? Per me l’arte è parte della vita, non spiega la vita stessa, ma me ne circondo in quanto mio punto di partenza.
È una tossicodipendenza da creatività, è un piacere infinito di cui non se ne ha mai abbastanza, è un orgasmo che va conquistato e ricercato, spesso studiato, anche quando l’intenzionalità si fa casuale e caotica.
Per me l’arte è questo, e per te cos’è l’arte? Qual è il significato di arte?
Massimiliano Sabbion