Friday, July 3, 2015

Hot Art. L'arte erotica nella storia contemporanea dal voyeurismo ai selfie hot

 
L'estate, il calore, l'afa che traspare nell'aria, i corpi che si denudano ed espongono al sole, la voglia di liberarsi dei vestiti ed essere più leggeri e liberi porta alla (di)scoperta di un sopito eros che pervade i mesi più caldi dell'anno, è innegabile che "se la lingua batte dove il dente duole" "l'occhio cada dove (non ) si vuole".
Hot il tempo, hot le situazioni che si creano, hot i percorsi che si palesano e i messaggi che sono lanciati, hot i risultati che si avvinghiano nelle menti: un caldo stuzzicare che dà vita, per mezzo dalla vista e dei sensi, ad un percorso tra arte ed erotismo.
Dal simbolo dell'arte erotica contemporanea con il quadro di Gustave Courbet L'origne del mondo, in cui viene spiattellato in faccia allo spettatore il primo piano del sesso femminile, agli amplessi documentati e filmati di Jeff Koons e Terry Richardson, l'arte dell'ultimo secolo scopre il corpo umano non solo come oggetto di bellezza estrema o mezzo scientifico e di studio ma come complesso veicolo annesso al piacere voyeuristico della visione: si svelano cose al pubblico in cui la sfera dell'intimo e del privato decade a favore di una totale e disinibita presa di posizione del collettivo che, in questo modo, vede, sente, prova, assaggia le stesse sensazioni ma in maniera globale, alla portata di tutti…
 
 
Negli ultimi anni con l'era digitale, l'arte, l'erotismo e la pornografia passano attraverso il mondo di internet con YouPorn e siti affini dove l'immaginazione ha poco spazio e in pochi minuti tutto si consuma a favore del pubblico.
Partendo dalle visioni scomposte delle donne di Toulouse Lautrec con la loro sfacciata sensualità per arrivare alle figure di Edgar Degas, si descrive la femminilità tutt'altro che patinata e ricercata ma "colta nell'attimo" in cui le figure modellano e definiscono la materia dei corpi che prendono forma in pose e torsioni fatte di osservazione e scoperta: il corpo finisce per essere raccontato nell'intimità maliziosa di una toletta compiuta da sensuali "gatte che si lavano".
Si passa negli anni successivi alla rappresentazione di amplessi e orgasmi nei dipinti e nei disegni erotici ed espliciti di Gustav Klimt ed Egon Schiele.
 
 
Scomporre il mondo per poterlo ricostruire come un puzzle attraverso un unico spazio è il pensiero che si rifugge nelle figure di Pablo Picasso e nel Cubismo dove, nel 1907, un gruppo di prostitute rappresentate ne Les demoiselles d'Avignon, cambieranno irrimediabilmente la storia dell'arte…
 
Freudiani significati di sesso si nascondono in "vagine dentate" e nelle opere di Max Ernest, Marcel Duchamp, René Magritte e Salvador Dalì nei loro surreali esempi di carni macerate da sogni dove il piacere stesso è riconducibile in opere come Il grande masturbatore o La vestizione della sposa.
Tra gli uomini che dettano la "legge del desiderio", si affacciano le donne come Frida Kahlo che espone alla curiosità e al piacere un corpo martoriato o come Tamara de Lempicka con le sue dormeuse che si avvolgono in carni e lembi di lenzuola sfatte su cui si sono consumati amplessi erotici e giochi di piacere.
 
 
Esibito, martoriato, esposto, toccato, consumato, il corpo e la sua carica erotica diventano il soggetto "profano" preferito degli artisti che abbandonano il "sacro" a favore dello stupore e dello scandalo.

Nulla si nasconde, tutto è messo in atto dalla metà del Novecento in poi: si pensi all'immagine dai sapori imposti dalla Pop Art che svela nudità acerbe di un'icona di un secolo come Marilyn Monroe ad uso e consumo dei maschi dell'epoca, tanto importante da divenire un'opera d'arte riproducibile e riprodotta dal genio di Andy Wharhol.
 
 
E ancora, corpo ed erotismo sono un binomio che si ritrova nelle performance di artisti della body art: Marina Abramovic, Vito Acconci, Matthew Barney, Gilbert & George, Yves Klein, Paul McCharty, Bruce Nauman, Hermann Nitsch, Luigi Ontani, Orlan, Gina Pane, Cindy Sherman.
Un sottomondo fatto di pin up continua nelle figure dai tratti stereotipati di Alberto Vargas, Tom Of Finland, Guido Crepax e Milo Manara e, dove i mondi si popolano di uomini che si amano, di Barbarelle e Valentine, simbolo di liberazione sessuale, il mondo si colora in modo psichedelico di "dottoresse e infermiere nelle caserme" e di "sexy professoresse", parte dell'immaginario collettivo fino allo sfociare nell'hard con Gola profonda, capostipite di un nuovo mondo di "vedere" il sesso.
 
Corpi nudi, disturbanti ed anti estetici si rivedono nelle foto di Diane Arbus oppure, al contrario, nelle pose ricercate e patinate di Helmut Newton, fino a sfociare nei corpi maschili dalle cariche erotico-gay di Robert Mapplethorpe in un'epoca dove si vive la promiscuità sessuale ante Aids.
 
 
 
Legati ed esposti i corpi non smettono di creare ammirazione e desiderio nelle foto tra il fetish e il bondage di Nobuyoshi Araki o nelle sculture sadomaso di donna-oggetto di Allen Jones.
 
Senza sesso, senza erotismo, solo esposizione di nudi freddi e asettici appaiono e destano curiosa morbosità le opere di Vanessa Beecroft, Spencer Tunick, Larry Clark, Richard Kern e Roy Stuart.
 
 
In pieni anni Novanta in una performance che prende vita in un libro-diario dal titolo esplicito, SEX, la cantante Madonna si esibisce e mette in gioco scene e follie perverse di desideri sopiti, dove si passa dalla sottomissione alla dominatrix, a mondi omosessuali e androgini, rappresentazioni spesso esibite e pornografiche a cui si associano esplicite scelte di apparenti orge mentali.
 
Mostrarsi ed apparire diventa la moda del momento senza aspettare i red carpet di qualche manifestazione l'invasione tecnologica di Instagram & c. ha messo in atto la ricercatezza del "farsi vedere" attraverso i selfie che testimoniano quanto poco gettonata sia l'intimità oggi: fiumi di immagini e di primi piani i corpi più o meno nascosti si trovano in compagnia tra bagni, docce, lavandini e wc che compaiono a loro insaputa negli "autoscatti" che rivelano fisici e volti dalle bocche carnose e a cuore. L'erotismo passa cosi ad essere casalingo, usato e consumato a favore di chat, webcam e post più o meno espliciti a seconda dell'uso.
 
Fa scattare la risata se si pensa al patinato insulso modello erotico di Cinquanta sfumature di grigio, romanzo di E. L. James, dove tutto si nasconde ridicolamente dietro ad una storiella che palesa pratiche erotiche e storia d'amore. Corpi, calore, erotismo diventano sinonimi dei termini svelare e/o vedere che sembrano aver perso ormai di significato: l'oggettività supera l'apparente immaginazione.
 
Gustave Courbet lo aveva predetto parlando dell'arte e della realtà di descrivere in un realismo dichiarato e disturbante: "L'arte è essenzialmente concreta e può consistere soltanto nella rappresentazione delle cose reali ed esistenti" e a suo modo e in maniera esplicita lo diceva anche Moana Pozzi, pornostar nostrana, "Anche con la fica si può essere artista".
Massimiliano Sabbion

Vecchiato Arte S.r.l.

Web site: www.vecchiatoarte.com

Twitter: @vecchiatoarte
Blog: http://vecchiatoart.blogspot.it/

Tel: +39 (0)49 8561359
Fax: +39 049 8710845

Invia email: info@vecchiatoarte.it

Friday, June 26, 2015

Tu mi turbi! La provocazione nell'arte e nella società contemporanea


 
Dedicato a Betty, consigliera dallo spirito artistico battagliero, sempre presente e preziosa

Cos'è la PROVOCAZIONE?
Questo il significato di provocare preso dal vocabolario: "Provocare: Eccitare, spingere, con la parola o con l’azione, a un comportamento aggressivo, offensivo, violento, irritante e ostile allo scopo o con il risultato di suscitare nell'altro una violenta reazione"
E in arte? Che cos'è la provocazione in arte?
O meglio, cosa si può definire provocante in arte? Ogni epoca ha avuto il suo artista ribelle e provocatorio ed ogni artista la sua epoca per provocare, stupire e far parlare di sé.
Spesso ci si sente dire che ormai nel mondo dell'arte contemporanea si è provato e sperimentato un po' tutto e quindi la meraviglia o il disgusto della sfida dettata dal provocare non fa più nessun effetto e non è di effetto a nessuno.
Spesso la provocazione ha assunto il significato di uno scopo, quello di invitare a riflettere su temi scottanti o di attualità: morte, sesso, pornografia, pedofilia, scandali.
La storia dell'arte ci insegna come rivoluzionari e unici furono ad esempio gli Impressionisti che decretarono un nuovo modo di vedere attraverso un meccanismo scientifico e ancora, risalendo le pieghe del passato, come le figure mascoline e androgine di Michelangelo potessero turbare per la forma la visione degli spettatori cinquecenteschi.
Provocare in arte non significa necessariamente mettere in scena qualcosa che sia disturbante e antipatico, certo, a volte può essere cosi, altre volte invece sono infranti tabù morali e sociali con il solo scopo di far discutere e accendere dibattiti pubblici, di gusto, politici e di qualsivoglia categoria.
Artisti che giocano con il corpo, con il sesso, con la nudità sono oramai più che banali: il nudo non fa scandalo, il nudo non è oggetto di polemica, è curiosità e attrazione ma con questo sempre ricco di fascino morboso.
 
Un quadro come L'origine del mondo di Gustave Courbet fa scandalo ed è ancora spesso censurato per il primo piano di una vulva da cui tutto trae origine.
Gustav Klimt rappresentò un orgasmo femminile nel 1901 con la Giuditta I: mai nessuno aveva pensato al piacere della donna e mai nessuno lo aveva rappresentato, i tempi erano maturi per "socializzare" la donna nel mondo attuale così come gli stessi tempi, grazie a Freud, erano pronti a "colpevolizzare" la donna-madre nella sessualità.
 
Le serate futuriste di Tommaso Filippo Marinetti & c. furono l'emblema della provocazione del pubblico stimolato, fino ad arrivare alla rissa, attraverso le loro manifestazioni fatte di teatro, arte, musica e spettacolo in cui si prendevano in giro le convenzioni borghesi condite di valori di un'epoca ormai al declino che sarebbe risorta sotto i fumi della Prima Guerra Mondiale.
Il Novecento con le Avanguardie dal Cubismo che stravolse tempo e spazio, forme e visioni, al Dadaismo e al Surrealismo dove si prende possesso del sogno, del gioco e dell'arte e Marcel Duchamp diventa il "padre" del concettuale che si sviluppa in vari modi nei suoi "figli d'arte" da Piero Manzoni con la sua Merda d'artista a Maurizio Cattelan: l'oggetto, l'idea, non sono più procedimenti tecnici né lavori reali ma valori estetici che si posizionano attraverso una realtà mentale.
La Gioconda non è sfregiata da Duchamp "solo perché gli vengono disegnati i baffi" ma per il concetto "di presa in giro" verso la contesta venerazione data dal pubblico ad un'opera d'arte: realtà evanescente come l'aria, come la stessa "Aria di Parigi" che l'autore confeziona e imbottiglia in ampolle di vetro.
 
Una foto di John Lennon nudo avvinghiato alla moglie Yoko Ono è disturbante per il messaggio politico e sociale che lancia.
Un Jeef Koons che si accoppia animatamente e "animalmente" con la moglie Ilona Staller in arte Cicciolina fa scandalo, come lo furono negli anni Ottanta le foto di Oliviero Toscani per le campagne pubblicitarie di Benetton.
 
Una serie di ragazze tutte uguali, nude o vestite, ferme, fisse e asettiche di Vanessa Beecroft serve a puntare lo sguardo e il dito sui riflettori della moda e della società che ci vuole tutti uguali e omologati.
Una scena tra il sabbatico e il dionisiaco insanguinato di colore e carne da macello di Hermann Nitsch viene ancora censurato dal Messico alla recente petizione di 8.500 firme a Palermo perché la sua mostra "non s'ha da fare".

Provocatorie tra l'happening e scultura sono le opere del citato Maurizio Cattelan tra bambini impiccati, papi travolti da meteoriti, Hitler inginocchiato fino ad arrivare all'enorme dito medio in Piazza degli Affari a Milano, critica viva all'economia e alla finanza fino a ricordare vecchie dittature con il rimando al saluto romano: al peggio non c'è mai fine.
 
 
Tutto si è detto e fatto, ancora si dirà e farà, si arriva a provocare da vivi e pure da morti come succede per le opere del "dottor morte", l' artista Gunther von Hagens che usa corpi veri e plasitnati di volontari che si sono donati alla scienza dopo il decesso.
 
E oggi cos'è la provocazione (o scandalo, scegliete voi…)?
Provocazione sono gli ignavi politici di fronte al fenomeno dell'immigrazione; provocazione è la mediocrità al potere, i reality vuoti e svuotati, i libri di cucina al primo posto delle classifiche dei libri più venduti; provocazione sono le false libertà regalate dalle tecnologie che ci rendono schiavi e distanti gli uni dagli altri; provocazione sono i Sentinelli in piedi che manifestano contro la libertà di amare indipendentemente da chi si sceglie di farlo.
E se la vera provocazione risiedesse nella banalità? Nella normalità? Sempre se il concetto di "normale" sia quel qualcosa che non disturbi e rechi fastidio, allora? Preferisco provocare, è più normale…
Massimiliano Sabbion

Vecchiato Arte S.r.l.

Web site: www.vecchiatoarte.com

Twitter: @vecchiatoarte
Blog: http://vecchiatoart.blogspot.it/

Tel: +39 (0)49 8561359
Fax: +39 049 8710845

Invia email: info@vecchiatoarte.it

Tuesday, June 23, 2015

Arte, moda e cibo. L'appetito vien mangiando: moda, usi (e costumi) del cibo


 
Dedicato a Paolo Conte, sempre un passo avanti nella moda, nel cibo e nell'arte

Le contaminazioni che vedono l'Arte associata con le più disparate forme di concetto e di quotidiano possono creare a volte inattese e disparati risultati.
Già il passato storico ha visto come con "arte e…" si possano (quasi) sempre abbinare realtà che provengono da mondi e spazi diversi. Interessante e con un largo campo di indagine è stato sperimentato il dualismo tra arte e moda e tra arte e cibo.

Con la moda la storia dell'arte stessa ci viene incontro con sperimentazioni e contaminazioni fatte da artisti prestati alla moda o viceversa, basta citare solo alcuni nomi per ricoprire intere pagine di collaborazioni: Sonia Delaunay, Fortunato Depero, Salvador Dali, Takashi Murakami, Terry Richardson, David LaChapelle
Stessa cosa dicasi per il cibo: artisti che utilizzano gli alimenti per esprimere sia concetti e simbologie ad esso legati sia per creare un marchio riconoscibile e indelebile fatto di contemporaneità e messaggio del quotidiano vissuto.


Dalle tele del Cinquecento con le nature morte che si rivestono di significati nascosti o ne decretano la povertà o ricchezza delle tavole imbandite fino ad arrivare alle famose zuppe in scatola "ritratte" da Andy Warhol per approdare al trionfo dal gusto corrente del cibo nelle manifestazioni come l'Expo 2015 di Milano che passa dal lusso al panino del Mc Donald, simbolo di un consumismo alla portata di tutti come da concetto di moderna Pop Art.

Ciò che colpisce nel rapporto tra "arte e…" è sempre l'idea del binomio al quale l'arte è associata, scardinata e ricomposta a favore di una nuova chiave di lettura, segno moderno dei tempi per creare sempre qualcosa di nuovo e appetibile. Ma il pensare all'arte associata invece ad una triade, visto che ormai la "bigamia" concettuale ci va sempre più stretta, è una posizione che si avvicina alle nuove tendenze di fusione globale, non più "arte e…" ma "arte e…&".

La summa arriva in questi giorni dall'88ª edizione di Pitti Uomo, dove si sono affacciate creazioni nuove tra arte, moda e cibo.

 
Una sperimentazione nuova che non ha nulla a che vedere con l'idea di arte, moda e cibo (e aggiungerei di provocazione) di certe creazioni viste qualche tempo fa indossate da Lady Gaga con il suo vestito fatto di carne o l'estremismo polemizzante  e mai sopito di Hermann Nitsch come da ultime controversie per la mostra di Palermo, già censurata in Messico, dove si inscenano riti dionisiaci  tra colore, vita, morte e dove sangue, carne (e quindi fonte primaria di cibo): quasi una moda che accompagna tali performance.

 
Al Pitti Uomo si parla invece di un pensiero che prendere forma e che è stato presentato dall'azienda vicentina di camice Xacus, una capsule collection estremamente creativa nata dall'intuizione acuta di Paolo Conte, che ha dedicato al Made in Italy quel concetto di creatività, genialità ed avanguardia che ha sempre contraddistinto il Bel Paese, il tutto perfettamente in linea con l'atmosfera di Expo 2015.

Creata in tiratura limitata la linea Xacus Gusto nasce grazie alla collaborazione tra arte, moda e…cibo,  dove la cucina italiana conosciuta in tutto il mondo ha reso omaggio a tre chef italiani: Massimo Bottura, Ernesto Iaccarino e Pietro Leemann.

Ad ognuno degli chef è stata data libertà di espressione per creare un piatto che li contraddistinguesse nella loro cucina che, una volta impattato, è stato fotografato da Stefano Scatà e successivamente riprodotto da Xacus sui preziosi tessuti stampati delle camicie Beluga Washed.

 
Nel mondo del consumismo in cui le nuove malattie sociali sono dettate dal TROPPO e dal POCO, l'azienda ha deciso che il ricavato delle vendite, infatti, sarà devoluto ad ABA, un'associazione che si occupa di problemi incentrati sui disordini alimentari fra cui anoressia e bulimia.

Forse a cento anni dalla rivoluzione dettata dalla moda con Coco Chanel ora, si passa ad un nuovo concetto di arte e moda, non più il binomio ma la triade ad essa associata che prevede nuove forme di sperimentazione, nuove menti sempre attente e pronte a catturare l'originalità e soprattutto spesso obliate a favore del mercato o della "opportuna" dimenticanza. Grazie a Paolo Conte per il percorso di che ha saputo affrontare riuscendo a catturare lo spirito dei tempi: dietro ad un'intuizione geniale ci sta sempre una punta di genio e di pazzia!
Massimiliano Sabbion
 
 
Vecchiato Arte S.r.l.
Web site: www.vecchiatoarte.com
Twitter: @vecchiatoarte
Blog: http://vecchiatoart.blogspot.it/
Tel: +39 (0)49 8561359
Fax: +39 049 8710845
Invia email: info@vecchiatoarte.it
 

Friday, June 19, 2015

Fermo…CLICK! Fotografie: istantanee di vacanze e vita. Invasione social e perdita dell'aspettativa


 
Fissare un attimo, cogliere l'istante sulla tela e trasferirlo perché rimanga vivo ricordo ai posteri. Questo lo spirito moderno del mondo degli Impressionisti che cercavano di bloccare la visione per mezzo di colori e forme creando un'istantanea di vita sul quadro. Nati in concomitanza con la fotografia, in fase ancora sperimentale, e che faticava ad essere accettata, il filtro sembrava allora essere proprio l'arte: fermare i momenti e trasferirli su un supporto dopo paziente lavoro creando cosi aspettativa e attesa per il prodotto finale.

Auguste Renoir
Le déjeuner des canotiers
(1880-81)
 
La stessa cosa ha fatto la fotografia ai suoi albori con le interminabili pose e lunghe esposizioni rivelando però la realtà senza filtri e condita dai suoi difetti di luce, di forma e di struttura: una foto non mente, siamo noi che trasferiamo il nostro io al suo supporto e si documentano cosi un avvenimento o una semplice esigenza di possedere un pensiero.

Nel corso dei decenni la fotografia è stata il motivo per cui documentare un fatto è diventato una sorta di esigenza per fissare e ricordare persone, animali, luoghi, in una sola parola: ricordi.
Gli ultimi anni hanno visto lo sviluppo tecnologico della visione fare passi da gigante: dalle macchinette digitali agli smartphone, ai tablet, fissare l'immagine è diventata esigenza a portata di mano, a portata di click.

 
L'immediatezza del risultato ha predisposto però la perdita del gusto dell'attesa, quanti ricordano le foto delle vacanze dove il rituale prevedeva l'acquisto del rullino prima e del costo della stampa poi? L'idea di non poter vedere subito il risultato finale creava quell'aspettativa per poter ritrovare in un secondo momento le immagini fissate sulla pellicola, chissà com'era venuto il paesaggio fotografato o la foto di gruppo…
Insito nelle foto scattate il rischio di essere "usciti male", magari con gli occhi chiusi, la foto mossa o sovraesposta alla luce, senza possibilità di rimediare o di sapere subito per poterne scattare un'altra come avviene invece ora con le foto fatte in digitale: cancellato il rischio e uccisa l'attesa, ecco il risultato, il tutto a costo zero.

Nel mondo globale dei social e delle condivisioni perenne si è persa la qualità sia della fotografia postata che del soggetto: quanti di noi fotografano il piatto del cibo al ristorante adesso? Chi avrebbe mai sprecato una foto di un rullino anni addietro per fotografare un piatto di pasta? Nessuno! E i numerosi selfie per immortalare noi stessi in pose ridicole davanti (o dietro) fatti e persone? Troppe immagini, troppe foto, troppa mediocrità e poca qualità e nel marasma si perde la vera grande bellezza che una foto può suggestionare e dare.

Pablo Picasso e Françoise Gilot

 
 
Nell'etere e nei vari bit e click di questo mondo social e virtuale si è perso un rito che era quasi la norma del "dopo vacanze": le serate tra amici e parenti a vedere le foto delle ferie, un pretesto per stare insieme e sentire raccontare fatti e aneddoti conditi di racconti ed episodi che rivivono con le immagini che scorrono, spesso i più "fortunati" dovevano sorbirsi pure le diapositive al buio con il rischio di addormentarsi nel vedere realtà distanti da commentare con il sorriso sulle labbra. Questo però era socializzare! Questo era stare insieme! Questo era vivere in società! Ora? Basta cliccare su qualsiasi dispositivo e le immagini si caricano nelle varie bacheche di Instangram, Facebook, Twitter e simili.

Forse tutta la frenesia del mondo contemporaneo abbatte si le distanze ma ne crea altre, ognuno curvo e silente tra i proprio smartphone non parla che con un mondo virtuale e il pretesto del diario delle vacanze con tanto di foto si perde, tanto ho già visto sulla tua bacheca dove sei stato e con chi…
Che fine ha fatto l'appagante noia del vedere le foto delle vacanze con gli amici, spesso sinonimo di una serata in compagnia, di una cena insieme, del sano tempo prezioso e trascorso che non è mai buttato quando è condiviso?

 
Importante è che tutti vedano dove e con chi sono stato, che si mettano i propri "mi piace" e qualche commento e tutto finisce lì, altre foto dimenticheranno le mie e tutto si perde nel calderone virtuale per una sorta di sovraesposizione totale con il rischio che non comunichi nulla di più che uno sterile immagine vuota, senza nessun significato o spiegazione di sorta.

Peggio dell'indifferenza fotografica virtuale penso ci siano gli auguri di buon compleanno o di buone feste che arrivano come un copia e incolla via sms, via WhatsApp e Facebook.

Si perde l'ammirazione e il gusto visivo del vedere, il piacere del confronto e del commento si dipana e soprattutto anche il piacere di stare insieme, di annoiarsi, di ridere, di ritrovarsi…
Un augurio per le vostre foto estive: pubblicatele e diffondetele ma che siano esse stesse poi la scusa per ritrovare i ricordi delle vacanze con le persone che amate.

 Massimiliano Sabbion
 
 
Vecchiato Arte S.r.l.
Web site: www.vecchiatoarte.com
Twitter: @vecchiatoarte
Blog: http://vecchiatoart.blogspot.it/
Tel: +39 (0)49 8561359
Fax: +39 049 8710845
Invia email: info@vecchiatoarte.it
 

Tuesday, June 16, 2015

Il supermercato dell'arte, un tanto al kilo: che faccio lascio?


 
Il consumo non deve essere più considerato, come avveniva per le generazioni precedenti, esclusivamente come soddisfazione di un bisogno, ma anche, e oggi soprattutto, come mezzo di produzione.
Là infatti dove la produzione non tollera interruzioni, le merci "hanno bisogno" di essere consumate, e se il bisogno non è spontaneo, se di queste merci non si sente il bisogno, occorrerà che questo bisogno sia "prodotto"
(Umberto Galimberti)
 
Il consumismo, è un tipico fenomeno di base economica e sociale delle società industrializzate, dove la massa consuma beni attraverso l'acquisto indiscriminato, spinti a volte dalla moda e dalla pubblicità, fenomeni che si legano ad un'idea di bisogno, perlopiù fittizio, solo per allargare quello strano effetto di felicità personale per mezzo dell'acquisto, possesso esclusivo e consumo di beni materiali, ebbene si, al grido di: IO LO VOGLIO!
Questo è il concetto di consumismo, un divorare continuo che va oltre la "fame" del bisogno e si avvicina all'idea bulimica dell'eccesso e dell'eccessivo.
Il mondo contemporaneo È il mondo del consumismo, indagato nel corso dei decenni da artisti che passano dalla moda all'arte, dalla pubblicità e al prodotto comune.

La Pop Art degli anni Sessanta è solo la punta iniziale della presa di posizione dell'arte come fonte ispiratrice per il popolo e nel popolo e non si esaurisce con la vetrina di artisti che sono diventati icone del consumismo e della moda: Andy Warhol, Charles Oldenburg, Roy Lichenstein, Jasper Johns, Keith Haring sono solo alcuni dei padri di questo fenomeno artistico, spesso riconoscibili per le loro opere e i loro tratti anche dai meno esperti d'arte.

 
L'arte che si fa strada e di strada, attraverso i graffiti e lo sguardo nuovo che gli artisti mettono in scena a partire dai giovani del decennio 1960-1970 con il Nouvea Réealisme quali Arman, Daniel Spoerri, Jacques Villeglé, Christo, Gerard Deschamps, Yves Klein, Mimmo Rotella in cui i materiali desunti dalla realtà diventano opere d'arte, come i rifiuti, scarto del mondo del consumismo.
Altri prendono spunto dalla realtà quotidiana e creano opere provocatorie come fa Piero Manzoni che inscatola un "prodotto eseguito dall'artista" nell'inscenare la famosa scatoletta di Merda d'artista, arrivando alla provocazione che tutto ciò che proviene dall'artista è arte, tutto ciò che è scarto può diventare opportunamente arte.

 
Ma l'artista deve anche vendere, farsi riconoscere, creare attese e quindi lui stesso e le sue opere diventano prodotti mercificati invadendo ogni campo e, dalla moda al prodotto alimentare, l'artista firma l'arte della società contemporanea: si passa dalle pubblicità di Terry Richardson ai colori per la moda di Takeski Murakami oppure alle campagne firmate da Damien Hirst o Jeff Koons. Invasione mediatica che cerca di coinvolgere il pubblico per avere l'idea di appartenenza di un pezzo di storia, di una libbra di arte, di un litro di conoscenza, si, siamo di fronte ad una sperimentazione non dissimile dal banco frigo dei prodotti freschi con scadenza di un supermercato: ci stanno le migliori offerte, le sottomarche, le imitazioni, la merce di qualità e i prodotti scontati (in tutti i sensi: sia nell'idea del banale sia dello sconto come riduzione di prezzo).

 
Ecco allora che il soggetto che tanto è piaciuto al critico o al collezionista di turno è replicato all'infinito tanto da essere definito "il marchio di fabbrica" dell'artista: una patacca a volte che si ripete solo per la vendita e per l'illusione di possedere un "pezzo d'artista" (nell'accezione del termine quale opera d'arte e parte di un artista).

Importante è possedere, importante è avere, importante è consumare, importante è essere dentro al mercato: I shop therefore i am come diceva in una celebre opera Barbara Kruger, di conseguenza, "compro dunque sono?"

 
A volte la sovrabbondanza dell'artista e del suo prodotto conduce ad effetti da sovraesposizione (sarebbe terribilmente banale fare nomi e cognomi ora…) ma ormai talmente riconoscibili che non si può farne a meno e la presenza diventa quasi inevitabile, un poco come il classico prosciutto crudo e melone d'estate: immancabile sulle tavole, cosi l'artista e la sua "operetta" per il popolino, immancabile nelle fiere, nei musei, nelle gallerie, nelle mostre e nelle esposizioni.

 
E quindi? Ci tocca sorbirlo e apprezzarlo, per carità, buono e sostanzioso ma nulla di speciale e particolare…ormai c'è! Che faccio? Ma si! Ne prendo due fette in più, abbondo, lascio che sia e che sia il mercato a decretarne prezzi e pezzi, io mangio, fagocito e digerisco.
Buon appetito!
Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
 
Twitter: @vecchiatoarte
 
Tel: +39 (0)49 8561359
Fax: +39 049 8710845
Invia email: info@vecchiatoarte.it