Tuesday, April 21, 2015

Dalla Street Art all'arte emozionale


 
Le opere della strada ritornano nelle gallerie, spaziano nei musei e ripercorrono al contrario quello che qualche decennio fa avveniva: l'abolizione degli spazi per la presa di possesso del mondo esterno.

Si parla oggi di artisti nati "sui muri" e con linguaggi desunti dai fumetti o dai manga, saltano fuori dal cilindro i nomi storici di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, al quale si affiancano le nuove leve artistiche di Banksy, Blu, Anthony Lister, Takashi Murakami, Os Gemeos e tra i padovani Alessio B., Tony Gallo e Kenny Random.

Keith Haring
 
Jean-Michel Basquiat
 
Banksy
 
Quella proposta nel decennio corrente non è solo una nuova tappa ed evoluzione della Street Art, che è passata ad essere l'espressione dell'arte contemporanea per eccellenza, ma un percorso che segue di pari passo l'evoluzione sociale, globale e tecnologica delle nuove generazioni.

Cultura fatta di rabbia, sofferenza, ribellione sono alla base di questo fenomeno underground che rappresenta l'esigenza di porre un linguaggio nuovo che caratterizza una crisi d'identità delle culture giovani che cercano punti di riferimento continui.
Sociologici, storici e critici d’arte e studiosi focalizzano sempre più frequentemente la loro attenzione sul mondo dei murales, dei graffiti.


Tony Gallo
 
La grande rivoluzione della Pop Art negli anni Sessanta del Novecento si occupa della strada in quanto “infettata” l’arte tradizionale con oggetti profondamente banali di tutti i giorni; ecco allora che molti artisti di strada si sentono direttamente collegati a questa forma d’arte, per questo suo essere così ricettiva in tutti i campi della vita umana, così aperta alla comprensione di tutti.

Il writing vero e proprio, nasce a Philadelphia nei tardi anni Sessanta per poi svilupparsi nei primi anni Settanta a New York che da questo momento diventerà il fulcro dell’intero movimento fino ai giorni nostri.

Alessio B.

Kenny Random

Blu
 
Siamo nell’era che Mc Luhan definisce del “villaggio globale”, espressione ormai consumata e usata dal sociologo per indicare, come con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione, tramite l’avvento del satellite che ha permesso comunicazioni rapide in tempo reale e a lunga distanza, il mondo sia diventato piccolo e abbia assunto l’aspetto di un villaggio.

L'arte contemporanea di questo nuovo secolo fa proprio questo: rende globale la trasmissione dati attraverso il web, gli smartphone, i social network e viene data a tutti la possibilità di produrre ed esprimere le proprie sensazioni, la propria arte, di lasciare il proprio messaggio, di segnare il territorio, travalicando le norme per imporre la propria libertà di pensiero e azione.

 Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
Web site: www.vecchiatoarte.com
Twitter: @vecchiatoarte
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Monday, April 20, 2015

20/04 - 24/04 - News e mostre della settimana


 
ELLIOTT ERWITT. RETROSPECTIVE

dal 18 Aprile al 30 Agosto 2015, Lu.C.C.A. Museum - Lucca

 
Il 18 aprile il Lu.C.C.A. Museum apre le sue sale ad una retrospettiva dedicata alla carriera artistica di Elliott Erwitt. 136 scatti ripercorreranno 60 anni di attività del fotografo all’interno di un’esposizione curata da Maurizio Vanni e realizzata in collaborazione con Magnum Photo.

Si tratta della terza mostra organizzata in sinergia con l’agenzia parigina insieme a quelle dedicate ad Henri Cartier- Bresson e Robert Capa, quest’ultimo vero e proprio mentore di Erwitt che in qualità di socio fondatore lo invitò ad unirsi a Magnum Photos nel 1953.

Vicino al carattere intimo, ludico, impertinente e non convenzionale di scatti che spesso sanno catturare istintivamente la forza di un momento senza ricorrere ad artifici, Erwitt matura nel tempo grandi capacità tecniche e un gusto singolare per la composizione narrativa molto prossimo al cinema, distinguendosi come un osservatore intelligente e dotato di fervida immaginazione e definendo uno stile autoriale proprio.

Telefono per informazioni: +39 0583 492180
E-Mail info: info@luccamuseum.com
Sito ufficiale: www.luccamuseum.com
 

 
IL DEMONE DELLA MODERNITÀ.
PITTORI VISIONARI ALL'ALBA DEL SECOLO BREVE
 Dal 14 Febbraio 2015 al 14 Giugno 2015, Palazzo Roverella - Rovigo

L’irrompere della modernità nel mondo tardo Ottocentesco e il suo deflagrare nei primi tre decenni del “secolo breve” sono il soggetto vero di questa sorprendente mostra affidata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo a Giandomenico Romanelli, curatore della fortunatissima mostra che Palazzo Roverella ha dedicato quest’anno a L’Ossessione Nordica. Una modernità particolare, popolata da angeli e demoni, tra inquieto e ineffabile, tra conscio ed inconscio, tra prefigurazioni di morte e destini di luce.

È certo una mostra in grado di dare forti emozioni, che accosta a vitalismi sfrenati e ambigui eterei straniamenti, incubi e sogni. Una mostra insolita e forse unica, e non solo per l’Italia. E’ un viaggio, pregnante, forte, carico di emozioni che accompagna nelle profondità più oscure dell’inconscio e fa ascendere alle terse luminosità dello spirito.

Telefono per informazioni: +39 025 460093
E-Mail info: info@palazzoroverella.com
Sito ufficiale: http://www.palazzoroverella.com

 

Milo Manara incontra Caravaggio

Milo Manara presenta il doppio volume a fumetti “Caravaggio. La tavolozza e la spada”. L’opera, costatagli anni di lavoro basati sullo studio rispettoso delle fonti e delle testimonianze dell’epoca, ripercorre la vita, gli eccessi, gli appetiti e le passioni di Michelangelo Merisi negli anni della permanenza romana alla fine del Cinquecento fino alla rocambolesca fuga.
Gli episodi burrascosi che scandiscono la biografia del maestro barocco, compresi ovviamente i dipinti che realizzò, si animano con rigore nelle tavole di Manara che, a sorpresa, nel rappresentare Caravaggio trae ispirazione dalla fisionomia di Andrea Pazienza. Un’intuizione maturata sulla scorta delle assonanze biografiche tra le esistenze dei due artisti, paragonati da Manara a fiaccole che bruciano su entrambe le estremità e per questo si consumano più rapidamente emanando però molta più luce.

 Edita da Panini Comics, l’opera sarà inserita nella collana “Panini 9L” in due volumi, il primo dei quali sarà disponibile in libreria e fumetteria dal 30 aprile in due formati differenti: “Regular” e “Artist Edition”. Quest’ultima arricchita da una lettera che Manara indirizza a Caravaggio stesso.

 

 

Friday, April 17, 2015

Salone del Mobile 2015: ritorno al passato e tele bufale dell'Ikea

 
 
Quante volte di fronte ad un'opera d'arte è uscita l'esclamazione "Mmm come starebbe bene a casa mia…" certo, spesso le opere d'arte sono pensate per vivere in uno spazio fatto di gusto (proprio), arredamento e piacere dell'abitare.
La riflessione nasce oggi dall'evento della settimana dedicata al Salone del Mobile in programmazione a Milano in questi giorni.
La tendenza che si è riscontrata in questo salone, prova generale per il tanto atteso EXPO 2015, è dettata da un ritorno al passato…
Nei momenti in cui si respira aria di crisi la voglia di novità sembra frenata, quasi paura di osare e ci si rivolge ad un confortevole "trascorso dei tempi" con revival e rilanci di autori quali Sottass e Le Corbusier di cui ricorre il cinquantenario della morte, o Alessandro Mendini o Mario Bellini.
 
Voglia di passato ma anche attenzione alle nuove tendenze con una forte intensificazione al cromatismo che passa dai colori accesi agli abbinamenti a contrasto, fino ad arrivare alle trasparenze del vetro e alla casa che diventa oggetto d'arte e di design.
Pezzi d'arte che entrano nelle nostre case e dove il confine tra arte, design e riproducibilità alla portata di tutti può generare l'abbattimento dei limiti imposti dal mercato.
Nel video che segue viene proposto un esperimento fatto qualche tempo fa al museo di Arnhem, in Olanda: un ragazzo ha posizionato un dipinto di un autore emergente, Ikea Andrews e ha filmato le reazioni di un gruppo di esperti.

 
Alcuni hanno decretato la meraviglia del "capolavoro" passando a definire l'opera una moderna idea simbolista, altri sono rimasti colpiti dall'espressività paragonando le linee a visioni di caos mentali e ne hanno ritrovato le suggestioni della primitiva arte africana.
È stato chiesto poi di ipotizzare quali cifre possa valere secondo gli esperti esaminatori il dipinto e si sono susseguite somme e valutazioni: dai 200mila euro ai 2,5 milioni ma nessuno ha capito che si è di fronte ad una colossale presa per i fondelli, quella esposta su cavalletto è infatti di una stampa dell'Ikea pagata 7 sterline (9.58 euro)!
Questo gioco al massacro dell'arte è stato inscenato dal network televisivo LifeHunters, incaricato di smascherare la realtà del contemporaneo.

 
Il ragazzo che si è presentato come l'autore sorprende tutti poi affermando agli stupiti e ignari critici: «It’s from Ikea» e il pubblico si divide tra incredulità e risate, altri invece se ne escono silenziosi e vergognosi di fronte all'incapacità di riconoscere una banale stampa da un olio su tela.
Cosa insegna questo episodio? Ci aiuta a capire come spesso si prendano fischi per fiaschi e che banalmente le competenze raggiunte non sanno distinguere "sacro" da "profano", quindi, se non si distingue una stampa da un'opera d'arte come si fa a distinguere un vero artista da un burlone?
Ricapitolando: tutto quello che il Salone del Mobile milanese ha proposto è veramente "cosa buona e giusta" ed tutto è arte e design? Non può essere solo un abbaglio studiato ad "arte" per spacciare tele stampate come grandi opere?
A voi il giudizio…
Massimiliano Sabbion
 

 
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Thursday, April 16, 2015

inVECCHIATO ad ARTE. Esegesi di un'opera - Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi (1890)


 
È un olio su tela (50,5x103 cm) conservato nel Van Gogh Museum di Amsterdam.

Nonostante ritorni l'accoppiamento giallo-blu, esso ha perso ogni nota gioiosa. La tela è dominata da un'atmosfera cupa, carica di presagio, e il volo di corvi non alleggerisce in alcun modo la tensione. I colori, sovraccaricati, sono stesi con una pennellata franta e spigolosa.

Van Gogh non utilizza il pennello ma colpi di spatola per stendere il colore che appare denso, materico e quasi scultoreo nella sua prepotenza, vere frustate di colore.
Il vento scompiglia il campo di grano come mare in tempesta, il solco dai toni rossastri del sentiero tagliano il dipinto. Su tutto predominano i tratti neri e drammatici delle ali di corvi neri che scendono in diagonale creando punti di tensione.
È la rappresentazione di un'imminente tempesta che si sta per abbattere su un campo di grano delimitato da tre sentieri dai quali si alza in maniera cupa uno stormo di corvi neri volando in modo scomposto e disordinato.

La percezione di pace e serenità si perde in questo quadro: il campo è deserto e non c'è presenza umana, correnti di movimenti e turbini dialogano tra terra e cielo.
Un senso di solitudine e di vuoto pervade tutta la composizione riflette lo stato d'animo dell'artista pieno di angoscia e tormento, una sofferenza sulla realtà che lo circonda.

Nel febbraio 1890 Van Gogh aveva scritto da Saint-Rémy, spinto dalla necessità di farsi "scusare del fatto che i miei quadri sono quasi un grido d'angoscia" (lettera a Wil 20, metà febbraio 1890).

Il trasferimento ad Auvers lo aveva in un primo momento rasserenato, grazie al sodalizio con il dottor Gachet. I suoi quadri, inoltre, esposti presso il Salon des Indépendants e Les XX, a Bruxelles stavano cominciando a raccogliere i primi consensi e Theo aveva avuto un figlio, battezzato Vincent.

All'inizio di luglio, però, le cose precipitarono nuovamente. Il fratello ebbe seri problemi professionali e la moglie e il figlio caddero gravemente ammalati. Vincent si recò a Parigi a trovarlo, ma le preoccupazioni del fratello gli tolsero le certezze faticosamente riconquistate. Aveva sempre vissuto con colpevolezza la propria dipendenza economica da Theo e lo sconforto gli fece rinascere il terrore di nuove crisi.
Giunse addirittura a rompere i rapporti con il dottor Gachet, restando così completamente isolato. La sera del 27 luglio andò in campagna e si sparò un colpo di pistola, morendo dopo due giorni, assistito dal fratello.
 
Il campo di grano con corvi, insieme alla Chiesa di Auvers, può essere considerato il suo testamento artistico e spirituale. Dipinto pochi giorni primi del suicidio, riflette il dramma esistenziale del suo autore.

Wednesday, April 15, 2015

Monografia d'artista: Vincent Van Gogh (1853-1890)


 
Vincent Willem Van Gogh nasce il 30 marzo 1853 a Groot Zundert (Olanda).

Figlio di un pastore protestante, mentre ancora vive a Zundert, Vincent esegue i suoi primi disegni. Inizia invece le scuole a Zevenbergen. Giovanissimo esprime prima la sua passione per il disegno, poi, in collegio, dove studia il francese, l'inglese ed il tedesco, si dedica alla pittura.

Terminati gli studi, va a lavorare come impiegato nella succursale della casa d'arte parigina Goupil e Cie, successivamente nelle sedi dell'Aja (dove compie frequenti visite ai musei locali), di Londra e di Parigi. Nel maggio del 1875 viene definitivamente trasferito a Parigi.

Nella capitale francese vive il fratello Theo con cui passa diverso tempo e, quando lontano, tra i due inizierà una corrispondenza che durerà tutta la vita e che rappresenta ancora oggi il mezzo migliore per studiare le opinioni, i sentimenti e lo stato d'animo dell'artista.

 
Durante il soggiorno parigino l'artista scopre la pittura impressionista e approfondisce l'interesse per l'arte e le stampe giapponesi. Conosce molti pittori tra cui Toulouse Lautrec e Paul Gauguin che apprezza particolarmente. La loro sarà una relazione assi turbolenta, con esiti anche drammatici, come testimonia il famoso episodio del taglio dell'orecchio (si suppone infatti che Vincent abbia assalito Gauguin con un rasoio. Fallito l'attacco, in preda ad una crisi di nervi, si taglia il lobo dell'orecchio sinistro).

Intanto, il rendimento di Vincent alla Goupil & Cie si deteriora mentre, allo stesso tempo, la sua dedizione agli studi biblici raggiunge un livello ossessivo.

Il 1880 è un punto di svolta nella vita di Van Gogh. Abbandona i suoi propositi religiosi e si dedica esclusivamente a dipingere poveri minatori e tessitori. Il fratello Theo inizia ad appoggiarlo finanziariamente, una situazione che si protrarrà fino alla fine della vita di Vincent.

Nel 1888 lascia Parigi e si trasferisce ad Arles, nel Sud dove si trasferisce nella "Casa Gialla", una dimora che ha preso in affitto dove spera di stabilire una comunità di artisti. E' il momento in cui riesce a dipingere alcune delle sue opere migliori ma anche il momento delle sue già accennate violente tensioni con Gauguin.

 
Durante la prima parte dell'anno, lo stato di salute mentale di Vincent oscilla paurosamente. A volte è completamente calmo e lucido; altre volte, soffre di allucinazioni e fissazioni. Continua sporadicamente a lavorare nella sua "Casa Gialla", ma la frequenza crescente degli attacchi lo induce, con l'aiuto del fratello, a farsi ricoverare presso l'ospedale psichiatrico di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence.

Per ironia della sorte, mentre lo stato mentale di salute di Vincent continua a peggiorare nel corso dell'anno, la sua opera inizia infine a ricevere riconoscimenti presso la comunità artistica. I suoi dipinti "Notte stellata sul Rodano" e "Iris" sono in mostra al Salon des Indépendants in settembre, e in novembre viene invitato ad esibire sei dei suoi lavori da Octave Maus (1856-1919), segretario del gruppo di artisti Belgi "Les XX".

 
Dopo una serie incredibile di alti e bassi, sia fisici che emotivi e mentali, e dopo aver prodotto con incredibile energia una serie sconvolgente di capolavori, Van Gogh muore nelle prime ore del 29 luglio 1890, sparandosi in un campo nei pressi di Auverse.

Il funerale ha luogo il giorno dopo, e la sua bara è ricoperta di dozzine di girasoli, i fiori che amava così tanto.





Tuesday, April 14, 2015

Arte e moda: fusione tra creatività e tecnologia


 
Moda e Arte: due realtà nella vita quotidiana che si rincorrono, si studiano e si suggestionano a vicenda.
Arte e Moda: un rapporto amoroso dove le due si fiutano e si osservano, in una sorta di corteggiamento che negli ultimi decenni sembra aver trovato una relazione stabile e bidirezionale.

Cinema, letteratura, cultura e soprattutto l’arte figurativa rispondono a queste esigenze e le grandi case di moda cercano di perseguire l’obiettivo nel risultato finale.

Scorrendo le immagini di un’ipotetica storia del costume le contaminazioni tra arte e moda si fanno molteplici abbattendo confini e spazi; dal fascino prodotto dal mondo orientale con le “cineserie” e il “giapponesismi”, fino ad arrivare a relazioni etnico-esotiche di provenienza africana o dai colori della Polinesia, con segnali di gusto primitivo fino al tattoo.

Con le avanguardie storiche l’uomo prende possesso della sua identità: Futurismo, Costruttivismo russo-sovietico, Dadaismo, Cubismo, Surrealismo sono le correnti che aprono verso un nuovo mondo e la moda che cambia diventa la sperimentazione ideale per gli artisti che di essa si servono per “vestire” le loro idee.




Con la nascita del Futurismo nel 1909, Filippo Tommaso Marinetti, è il primo intellettuale che evita di compatire “le insostenibili leggerezze della moda” indicando nella moda, che cambia continuamente, come elemento comportamentale ideale per gli artisti che vogliono guardare avanti.

In seguito negli anni Sessanta la moda lascia lo spazio ad Andy Warhol e alla Pop Art con i colori da fumetto e la mercificazione di massa, il salto poi è breve nel decenni successivi: dalla Optical Art con stampe geometriche e psichedeliche, fino ad arrivare ai colori accesi in forme pseudo kitsch di Jeff Koons e al Neo Pop fatto di smile, fiori e cuori sorridenti, stile Agatha Ruiz de la Prada.


 
Significativa è l’esperienza affrontata negli anni Cinquanta al Black Mountain College della North Carolina da artisti come Robert Rauschenberg (pittore-fotografo), John Cage (compositore) e Merce Cunningham (ballerino-coreografo) sperimentano l’ibridazione tra le arti: è la nascita del primo happening.

Oggi queste realtà sono diventate quasi comuni osando proseguire poi con la sperimentazione e nuove tecnologie: proliferano performance, installazioni, sfilate, eventi dove la fusione tra arte, moda e tecnologia.

Nel 1917 Fortunato Depero aveva abbozzato l’idea di possibili costumi elettrici, nel 1956 Atsuko Tanaka, membro del gruppo Gutai, espone il suo primo vestito elettrico, mentre Jana Sterbak, nel 1984,  presenta il suo abito elettrico La Robe, l’idea futurista pensata anni addietro sembra aver preso corpo solo successivamente.


 
È l’era della tecnologia che si affaccia verso la fine del Novecento e prolifera nei primi decenni del Duemila: macchine fotografiche digitali, videocamere, social network, computer, iPhone, iPad, app, twitter sostituiscono la matita e il pennello dell’artista e dello stilista, tecnologie che sono diventate di uso comune e protesi sensoriali, si parla non più di “segno” ma di formati digitali, di pixel e jpeg, di condivisione e tag di scambio, tutti interconnessi, tutti nella stessa rete globale.

 
Led e EL wire (electroluminescent wire), diventato strumenti di tecnologia diffusa tra i fashion designer come Mary Huang per Rhyme & Reason, Vega Wang, Gareth Pugh, Moritz Waldemeyer, Hussein Chalayan.

Francesca Rosella e Ryan Genz per Cutecircuit hanno prodotto vestiti come il Galaxy dress, costituito da 24.000 led ultrapiatti, e hanno creato mise per star come Katy Perry, Nicole Scherzinger, U2 e i Black Eyed Peas.

L’arte è cambiata nel corso del tempo, mutata grazie alla contemporaneità dell’uomo, alle scoperte e alle meraviglie tecnologiche e la moda si aggrega in questa danza del tempo lontana ormai da classificazioni ed etichette.

Ciò che è di moda è arte, ciò che è arte è di moda…download!
 
Massimiliano Sabbion
 
 
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Monday, April 13, 2015

13/04 - 17/04 - News e mostre della settimana


 
MODIGLIANI E LA BOHÈME DI PARIGI

Dal 14 Marzo 2015 al 12 Luglio 2015, GAM - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Telefono per informazioni: +39 011 4429518
Sito ufficiale: http://www.gamtorino.it 

Circa 70 opere di Modigliani appartenenti alle collezioni del Centre Pompidou di Parigi costituiscono il corpus della mostra, alle quali si aggiungono una quarantina di opere prese in prestito da altri musei italiani e francesi o da collezionisti privati. Insieme alle opere di Modì in mostra i capolavori dei grandi artisti dell’epoca, tra i quali Chaim Soutine, Pablo Picasso, Marc Chagall, Fernand Léger e tante figure popolari come Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, André Derain o Raoul Dufy, Juan Gris e Gino Severini. A completare il percorso espositivo, una significativa selezione di sculture di Modigliani e dei grandi scultori dell’epoca come il celebre Constantin Brancusi, del quale sono esposte anche una serie di fotografie.

  Le sezioni della mostra:

I – Amedeo Modigliani
II – Modigliani/Brancusi e la scultura
III La bohème parigina
IV – Il cubismo
V Il nuovo umanesimo della scuola di Parigi


 
HENRI ROUSSEAU. IL CANDORE ARCAICO

Dal 06 Marzo 2015 al 05 Luglio 2015, Palazzo Ducale - Venezia

Telefono per informazioni: +39 041 0988169
E-Mail info: info@fmcvenezia.it
Sito ufficiale: http://www.mostrarousseau.it 

“Che uomo meraviglioso era questo Rousseau!”
(Vasilij Kandinskij a Franz Marc)

Personalità centrale della cultura figurativa tra la fine del XIX secolo e il rivoluzionario periodo delle avanguardie, Henri Rousseau (Laval, 1844 – Parigi, 1910), famoso per le atmosfere oniriche, le foreste e i paesaggi incantati, sfugge da sempre a qualsivoglia catalogazione. Inutile etichettare il suo lavoro: il modo stesso in cui il pittore è stato interpretato, il più delle volte, è stato frutto di una serie di malintesi; eppure la forza della sua pittura, snobbata dai critici ma apprezzata dagli artisti, è espressione di un fenomeno che non ha paragoni nel campo dell’arte tra Otto e Novecento.

A Rousseau, detto il Doganiere, la Fondazione Musei Civici di Venezia, con la collaborazione speciale del Musée d’Orsay di Parigi e il patrocinio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, dedica una straordinaria mostra, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, con oltre cento opere provenienti dalle più importanti istituzioni internazionali (quaranta capolavori dell’artista e sessanta opere di confronto), ospitata nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale.

Un “candore arcaico” che emerge anche nelle opere dedicate alla natura selvaggia e nelle famosissime giungle, di cui ben sei sono in mostra – dalla bellissima Incantatrice di serpenti (1907) al Cavallo assalito da un giaguaro (1910) – come pure nei più bucolici paesaggi di campagna e di città. Quindi, le nature morte e la serie sorprendente dei ritratti maschili e femminili (spesso di amici o familiari), che mostrano anche la capacità di Rousseau di cogliere la vita della piccola borghesia, protagonista della placida e apparentemente innocua periferia cittadina, e la forza identitaria di un artista assolutamente unico e originale.

 
 

Al cinema per un giorno “Van Gogh: un nuovo modo di vedere”

Il 125° anniversario della morte di Vincent Van Gogh viene celebrato con la proiezione del documentario “Van Gogh: un nuovo modo di vedere” che per un giorno - il 14 aprile - sarà distribuito in contemporanea mondiale in oltre 1000 sale cinematografiche d’Europa, Stati Uniti, Canada, Africa, Asia, Australia, Nuova Zelanda e America Latina.

Per l’Italia sarà Nexo Digital a scortare l’opera nelle sale nell’ambito del programma La Grande Arte sul Grande Schermo.

Il racconto, frutto di due intensi anni di produzione a stretto contatto con i curatori del Museo Van Gogh, saprà offrire agli spettatori di tutte le età una via di accesso privilegiata e inedita ai tesori del museo di Amsterdam recentemente rinnovato negli allestimenti.

Muovendosi tra le gallerie e i magazzini del polo espositivo più famoso d’Olanda, il pubblico ammirerà i capolavori del pittore sotto la guida di autorevoli esperti e, grazie alle interpretazioni dell’attore Jamie de Courcey, ripercorrerà i momenti più significativi della tormentata esistenza dell’artita attraverso la commovente corrispondenza con l’amato fratello Theo.

"Vincent van Gogh è diventato un artista all'età di 27 anni e ha prodotto opere solo per 10 anni prima di spegnersi nel 1890. Ciò di cui molte persone non si rendono conto è che per i primi cinque anni ha realizzato solo disegni e acquerelli - non quadri. Ha quindi prodotto oltre 450 opere negli ultimi cinque anni della sua vita,” riflette il regista David Bickerstaff: “È una cosa incredibile quando si pensa che molte di esse sono dei veri capolavori. Immaginate cosa avrebbe potuto realizzare se non si fosse suicidato? Questo film dimostra che Vincent non era un pazzo o un genio solitario: era un uomo di pensiero profondo, desideroso di comprendere l'essenza del fare arte. Attraverso le sue lettere si capisce che aveva fame di interagire con il mondo, in particolare con la natura e con le persone comuni, quelle della vita di tutti i giorni".