Tuesday, May 3, 2016

Legami. Sangue e arte nell’arena della vita


LEGAME
“Ci sono dei legami a cui non puoi sfuggire, li puoi perdere, li puoi allontanare, ma loro sono lì che aspettano silenziosi, muti nella loro non presenza che non significa assenza.
E poi tornano magari acciaccati, un po’ indeboliti, ma uno sguardo, un gesto, una parola ti legano nuovamente, indissolubilmente a loro.
Fili invisibili si trasformano in corde robuste che di fronte al dolore si annodano sempre più,
con maggior vigore, forza, potenza fino ad annientare il male e a ritrovare un pezzetto di cielo azzurro
(Enrica Feltracco)

 
Quando si pensa allo scorrere della vita, alle cose che si sono fatte e si faranno, alle persone che lungo il cammino incontri e perdi nel corso del tempo, riaffiorano sempre una marea di ricordi e di pensieri.
A tutti prima o poi capita nella vita di affrontare dei momenti difficili e quando la partita volge al termine ci si accorge di quello che si è fatto e dato, qualcuno si annulla mentre qualcun altro si ferma per pensarti e darti sostegno.
La vita è fatta di poco o niente, qualche affetto vero, amici che sono famiglia, qualche piacere, diversi dolori e una passione sola che poi cresce, per alcuni può essere un concetto astratto per altri una concretezza, per me è l’arte.
Legami di sangue, di affetto e di famiglia restano insisti poi nell'anima, a me l’arte piace perché con essa si esprimono le emozioni che spesso le parole non dicono.
Già nel mondo antico per ricordare una persona si sono profilati ritratti, mausolei, architetture, statue, tutto per lasciare un segno ai posteri e ricordare come le più belle cose materiali sono solo un simulacro di quanto il tempo per quanto inesorabile e tremendo non possa tornare indietro ma vivere attraverso i ricordi, le memorie e le polverose rimanenze che si mescolano in scena tra nostalgia e visione onirica.
Nell’immaginario artistico si mettono in atto cose note, cose che si sono amate ma allo stesso tempo rifiutate e nelle immagini emergono i sogni lacerati tra eros e morte.
Più la vita si allontana più ci si aggrappa alla carnale presenza che pulsa di sangue ed esistenza, molti gli artisti contemporanei che hanno allestito questo percorso, primo fra tutti Hermann Nitsch, esponente dell’Azionismo Viennese di cui fanno parte anche Günter Brus, Otto Mühl e Rudolf Schwarzkogler.
Con le sue azioni Hermann Nitsch suscita spesso ribrezzo e disgusto, questo per iniziare il pubblico ad un’azione di purificazione e catarsi con valenze rituali e sacre come espresso nel Teatro delle Orge e dei Misteri.
Croci, sangue, tanto sangue, simbolo di vita, sacrifici, nudità e colori si ritrovano nei riti che celebrano la totalità della vita tra sacro e profano.
È un simbolo che si ripercorre tra la vita e la morte, tra il sangue rosso vivo che scorre e pulsa nelle vene quando il corpo è invaso dalle emozioni.
Gli artisti contemporanei con le loro performance svelano senza strati e senza protezioni, senza “la pelle dell’uomo” a fare da pellicola ma si presentano direttamente nudi, nell’anima, nelle emozioni come succede nelle azioni di Marina Abramovic, Gina Pane, Vito Acconci e che ancora ritornano nelle opere emozionali di Marco Chiurato come “LEGAME” in cui si parla di un rapporto indissolubile, quello tra padre e figlio, tra corde che nascono come lacci e che sono cordoni ombelicali prettamente maschili che oscillano tra odio, rivalità e amore e nel mezzo il lievito madre che si impasta e fonde con le due sedie legate l’una all’altra, di fronte, perché un figlio è lo specchio del padre, è la mascolinità, la forza, il vigore, la potenza di un segno che si ripete giorno dopo giorno.
La madre è la vita, il padre ne è la forza motrice che stimola a migliorare e continuare e, nonostante le impervie avversità dell’esistenza, a proseguire il cammino.
I legami, che siano essi d’amore, di fraternità, di amicizia sono quelli che accompagnano l’esistenza dell’uomo fino alla fine e che non si perdono ma si trasformano in altri legami, in altri intrecci dove ci si perde e ci si ritrova, dove si cade e ci si rialza, dove esiste la concreta possibilità che non ci si perde nella vita con chi si ama, può succedere che si prosegue per vie parallele in un binario diverso, a volte si scende dal treno e poi lo si recupera, ecco allora che ci sono amici che diventano famiglia e famiglia che diventa la base per la solida comprensione del “Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?” come il famoso dipinto di Paul Gauguin, già, in effetti, da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Forse si cammina soli con se stessi ma accompagnati da una moltitudine di legami che non si sciolgono, mai.
Massimiliano Sabbion
 

Friday, April 29, 2016

Ricordarmi per 15 minuti. Il futuro ci si aspetta…


Il futuro ipotizzato da Andy Warhol dove "ognuno sarà famoso per 15 minuti" sembra aver preso concretezza nel mondo contemporaneo con la diffusione di una rete globale che ha abbattuto muri e diversità.
Social network e tecnologia al servizio dell'uomo hanno fatto la loro parte e il futuro citato è ora diventato realtà: tutto a tutti e subito, poi? Poi la sicurezza si perde e ci si lascia cadere nell'immenso vuoto mediatico a favore di nuove funzionalità, app e nuovi immagini che si sovrappongono alle vecchie.
Oggi parlare di originalità e di "copiatura" tra le arti sembra impossibile poiché tutto è già stato fatto e detto e di sicuro qualcuno l'ha pensato magari dall'altra parte del mondo con il risultato che si arriva a "citare" ma non a "copiare".
Questa moltitudine di informazioni che viaggia ogni giorno con i mezzi più disparati letta qualche decennio fa poteva forse sembrare fantascienza ma piano piano senza rendersene conto è diventata realtà.
Teste chine sugli smartphone e proliferare di nuove star del web si sommano a quella profetizzazione warholniana citata poco prima.
A molti può far paura il futuro che si presenterà con questa evoluzione senza freni, l'attuale anno, mese dopo mese, lascerà il posto ad altri mesi e ad altri anni e il presente diventerà futuro senza accorgersene.
Resteranno immagini e suoni a testimoniare il passato, come una sorta di album fotografico sbiadito dove si ripensa al tempo perduto e andato e si sorride di quel buffo taglio di capelli o di certi colori indossati nei capi d'abbigliamento. Tutto ha contribuito ad essere ciò che siamo ora, anche le immagini che la nostra mente rifiuta poi di riconoscere.
Inesorabili i cambiamenti avvengono, a volte fanno male, altre fanno piacere e scorrono come nastro senza fine in questo film chiamato vita, una pellicola che si può riavvolgere ma che si deve ancora imprimere e scrivere.
Così i moderni artisti di oggi saranno gli storicizzati di domani, i giovani ricchi di fantasia ed entusiasmo, producono le cose più belle consapevoli di lasciarsi andare alla bellezza che sentono di esprimere diventeranno consci del mercato dell'arte e, una volta che entreranno a farne parte, si renderanno conto di avere ottenuto quei famosi "15 minuti di fama".
La fama, il riconoscimento sono costanti a cui si aspira e a cui bisogna puntare, perché? Perché tutti abbiamo una data di scadenza fissata e prima che la vita ce lo ricordi ognuno cerca di trarne il meglio, magari anche oltre 15 minuti, magari per l'eternità. Muore l'artista, rimane l'opera, ma se muore l'opera? Viene a mancare così l'arte tutta e il significato a cui si tende: emozionare, segnare, ironizzare, incuriosire, amare.
Non importa quale segno si lasci che sia esso astratto o figurativo, che si inscenino performance di nudo o video ricchi di suoni e colori, non importa che un misterioso sorriso del cinquecento sia lì nelle sale del Louvre a guardarci ancora o che una schiera di ragazze nude e asettiche vengano messe in fila, non è necessario capire che l'estasi dipinta non è da meno di quella realizzata in scultura, non interessa inscatolare un prodotto di scarto umano o tempestare di diamanti la memoria di un'antica vanitas.
Quello che si realizza è il risultato di un tempo, quello odierno, che poggia le basi sul passato e sistematicamente ci proietta verso il futuro, che poi esso sia incerto, prossimo o deleterio poco importa, ci saranno nuove generazioni che raccoglieranno, con fame ed ingordigia, i frutti di queste passioni e ulteriori ancora "15 minuti di fama".

Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, April 26, 2016

Click! Si scatta. Selfie dai water dorati e amore nell'arte


Un tema sul quale si ritorna sempre è l'importanza dei social network che influenzano il mondo dell'immaginario artistico contemporaneo. Quando una foto è postata in uno dei tanti social atti alla diffusione di emozioni, pensieri, realtà che ormai abbattono il concetto di privacy in quanto tutto è messo in un circuito globale che distrugge confini e situazioni con il rischio a volte di scadere nel ridicolo o nella visione oltre il buongusto: gente che si fotografa nei bagni o che indicano al mondo quali pietanze preferiscono e ingurgitano, quando mai il cibo è stato cosi fotografato e messo in un tam tam mediatico senza confini o quando il cesso è artisticamente appetibile?
Cosi per forme e colori che invadono in pochi secondi social e rete, cosi l'arte sembra ora senza confini, un movimento che è nato solo in un determinato paese, situazione sociale e storica passa poi ora a far parte di un mondo nuovo che condivide quasi ovunque gli stessi disagi e gli stessi messaggi: ad esempio, in tutti i paesi si mangia e si va al bagno per rievocare la frase precedente.
Street artist che lasciano il segno sui muri della città sono presenti un po' ovunque in tutti i posti del mondo e se non fanno parte della storia locale arrivano a invadere, su commissione o su iniziativa personale, i muri di altre città come è stato in passato il caso dell'inglese Banksy e dell'italiano Blu che hanno diffuso il loro messaggio simbolico anche ad altri paesi.
Perché i disagi, le cose da dire, le parole, sono segni che rimangono, sono cariche emotive che esplodono e nessuno le ferma e le può fermare, la rabbia come i sogni non conosce ostacoli. Zittire l'uomo non sarà mai possibile, si tolgono le matite? Si usano quindi gli spray, i pennelli, i colori e se i supporti cambiano i risultati non si fanno attendere. Sempre i temi si ripetono e ritornano: amore, odio, protesta, segni del tempo, sogni del tempo, quello che resta è una testimonianza visiva perenne. Come non essere capaci di emozionarsi di fronte alla bellezza delle forme plasmate dagli artisti del passato cosi attuali e cosi moderni sia nei significati sia nelle espressioni?
Prendiamo il tema usato e abusato dell'amore, amare non ha confini, non ha sesso e non ha tempo: struggenti dichiarazioni d'amore nelle opere di Filippo Lippi con la bellezza fermata sulla tela della sua amata, cosi per Raffaello con il ritratto della Fornarina, gli amanti di Michelangelo ritornano nelle sue figure nervose e come non citare poi le burrose modelle di Auguste Renoir che sembrano create inzuppando nelle loro carni luce e colori, e ancora, Gala la moglie e musa ispiratrice di Salvador Dalì, Jeanne-Claude e Christo, Gilbert/George, Marina Abramovic e Ulay, di questi ultimi citiamo la performance del 2010 "The Artist is Present", dove la Abramovic rimane seduta 716 ore su una sedia nel MoMa di New York.
Tra le persone che si sono sedute di fronte all'artista, è arrivato a sorpresa anche il suo compagno storico, Ulay, che ha lavorato insieme a Marina dal 1976 al 1989, separandosi da lei con una performance impegnativa: novanta giorni di camminata per dirsi addio sotto la grande muraglia cinese.
Ecco allora i due protagonisti seduti uno di fronte all'altro e toccarsi le mani commossi, si, perché ritrovarsi dopo anni porta a ripensare alle cose del passato, all'amore che è stato e che si rivede a distanza di tempo negli occhi di chi si è amato. Come non ritrovare e ripensare alle stesse emozioni di un lontano tempo cosi vive anche nel contemporaneo? Dicono che i social network hanno abbattuto barriere, lontananze e muri ma in realtà ne hanno creati altri di incomprensioni e messaggi non sempre chiari, tutti esprimono e hanno diritto di esprimersi anche se molte volte si è oberati di pensieri altrui e quello che manca nel mondo di oggi non è tanto la fiumana di parole e immagini ma il silenzio, la quiete e il momento per riflettere, per stare da soli, perché qualsiasi emozione ora viene espressa e data in pasto al mondo mediatico globalizzato.
Perché questa esigenza di dire sempre a tutti le cose che si pensano, che si vedono e che ci emozionano o meno? Forse per la paura di non essere riconosciuti o semplicemente per paura di non "lasciare il segno" in mezzo a tanti che devono dare la loro presenza?
E torna alla mente una citazione tratta dal film Ecce bombo"di Nanni Moretti:
"No veramente non mi va, ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è, non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no... ah no: se si balla non vengo. No, no... allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: "Michele vieni in là con noi dai..." e io: "andate, andate, vi raggiungo dopo...". Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao, arrivederci Nicola".
Già, notare o dimenticare e farsi dimenticare?
L'anonimato come Banksy, i collettivi artistici come Gruppo N o Gruppo T si alternano ai nomi altisonanti di arsiti che qualunque cosa fanno la fanno senza paura di far discutere e parlare più di sé che delle loro realizzazioni come succede con Damien Hirst, Jeff Koons o Maurizio Cattelan con l'ultima trovata del cesso d'oro esposto al Guggenheim di New York: ennesima provocazione o arte?
Un water ricoperto di oro 18 carati che verrà installato nel museo newyorkese e che i visitatori potranno utilizzare. L'opera potrebbe chiamarsi America, ispirata al romanzo "Amerika" di Kafka, e dovrebbe essere inaugurata il 10 maggio. Per il New York Times, che ha anticipato la notizia del ritorno di Cattelan, il water d'oro secondo le intenzioni dell'artista fa parte di in un percorso che è cominciato con "Fountain" di Marcel Duchamp fino alla "Merda di artista" di Piero Manzoni. "Si può visitare la stanza solo per crogiolarsi nel suo bagliore - spiega Cattelan nell'intervista al New York Times - ma diventa un'opera d'arte solo quando la natura chiama e qualcuno ci si piazza sopra o davanti".
In fine dei conti Cattelan ha ragione, l'opera è importante ancora prima che ne venga resa pubblico lo svelamento grazie all'aspettativa creatasi anche attraverso i social. Sul water poi si allacciano i rapporti social e si ricrea quell'intimità dove ci si dimentica della funzione corporale a favore di una rete di tessuti con tablet e smartphone a farci compagnia e dove la maggior parte del mondo si scatta selfie allo specchio con dietro i water a farla da protagonisti. Chissà quanti selfie dorati invaderanno la rete dal 10 maggio in poi…
Massimiliano Sabbion
 

Friday, April 22, 2016

L’arte di Severino del Bono.Si dipinge e si ama “a occhi chiusi” per una vita “oltre lo sguardo”

La cultura figurativa nel mondo contemporaneo a volte sembra sparire a favore di un’arte astratta o concettuale, si arriva così a dare priorità alle emozioni ed espressioni che si trasferiscono su tela o supporti vari dimenticando l’adesione alla mimesi di un mondo reale per creare invece un circondario di immagini fatto di forme e colori apparentemente senza un supporto visivo concreto.
La pittura e l’arte figurativa nel mondo odierno hanno ancora necessità di esistere e di trovare posto con i nuovi mezzi espressivi in dotazione in un mondo globalizzato? Nell’era fatta di social network, app, chat e strumenti di divulgazioni in video e immagini istantanee ha un senso parlare di arte figurativa?
Nei primi decenni del Novecento René Magritte con “Ceci n’est pas une pipe” aveva portato a sottolineare come la rappresentazione di un oggetto, la pipa, fosse in verità l’imitazione di una realtà ma non la realtà stessa: tra l’ironia e la curiosità imitativa di un “disegno copiato dal vero” l’artista inserisce la parole, segni, icone del tempo che arrivano a “dipingere” un universo contemporaneo che si fa così interprete di un quotidiano vissuto.
Sembra strano parlare di realtà e di arte figurativa in un secolo appena trascorso che ha visto passare artisti e movimenti che hanno cercato di andare oltre a quello che si presenta agli occhi, dove nel corso del tempo si è cercato sempre più di GUARDARE e non di VEDERE solamente.
Si potrebbe dire che “l’apparenza inganna?” in un certo senso si… ciò che appare non è ciò che è ma il risultato di uno esercizio visivo applicato poi all’arte.
Nel corso del tempo l’alternanza tra figurativo e astratto sembra seguire movimenti sociali, economici e di cambiamento: l’esigenza di esprimere un’emozione si associa ora ad un soggetto reale, ora ad uno mentale.
Il bello emotivo non sempre corrisponde al concetto di bello visivo e viceversa…
Un azzardo forse in un mondo che si ricopre di immagini in ogni angolo, dove si colorano muri e strade, dove l’iterazione si fa presente tra nuove tecnologie, smartphone e comunicazione tutto si somma per dar vita a forme artistiche come quelle proposte dagli iperrealisti come Ralph Goings, Chuck Close, Richard McLean, Richard Estes, Stephen Posen per la pittura, e John De Andrea, Duane Hanson per la scultura.
Tra iperrealismo e surrealismo si colloca l’arte rappresentata da Severino del Bono, artista bresciano che mette in scena volti femminili in primo piano dalla luce che bagna e rivela forme ed espressioni sormontate da immagini ironiche e curiose che ne chiudono gli occhi.
Gli occhi, lo strumento che passa per l’anima e rivela lo spazio interiore si chiude, si sbarra completamente e si chiede allo spettatore di soffermarsi e invadere quel silenzio che si frappone tra il soggetto del dipinto e chi guarda.
I bambini quando hanno paura, quando vogliono isolarsi mettono le mani negli occhi, chiudono la visione perché inconsciamente e teneramente pensano che “se io non lo vedo, lui non mi vede”, è così che agisce il soggetto nella pittura di Severino del Bono: se io non ti vedo e metto negli occhi una banana, una benda, un laccio, un metro da sarta, delle uova, tu vedi quello che vuoi vedere, quello che vuoi leggere e dimentichi chi sono, chi ero.
Ogni oggetto poi si lega ad un ricordo, ad una simbologia di rimando storico, artistico o di semplice ricordo passato: le lamette fanno male, sono taglienti, come può essere lo sguardo penetrante di una persona, il pensiero si posa subito all’occhio tagliato tratto del film surrealista “Un Chien Andaloudi Luis Buñuel, citazione colta di un passato culturalmente vivace; il metro misura la distanza a “colpo d’occhio” o la lontananza sottolineata da una misura specifica; la benda raffronta significati tra l’erotico e il caso e coincidenza vuole che la Fortuna sia personificata da una donna bendata perché la “fortuna è cieca”, e così via alla scoperta di giochi e rimandi…
Il vivace mondo contemporaneo si compone quindi di tante sfumature e ricerche e non a caso si interroga il pubblico oggi per capire e chiedere, attraverso una visione riconoscibile, ciò che si nasconde prima agli occhi e poi all’anima, in fondo il piacere si compone anche con la curiosità e la scoperta di ciò che non sempre si percepisce subito.

Massimiliano Sabbion
www.maxiart.it

Tuesday, April 19, 2016

Ogni tanto serve. Fermarsi per incontrarsi: nell'arte chi sei?


Ogni tanto serve avere concentrazione e silenzio, sono forse i migliori compagni quando si visita un'esposizione d'arte, esclusi ovviamente i vernissage e le fiere dove il caos e il sicuramente-qualcuno-che-conosco-lo-trovo mandano in altri lidi i due attributi sopracitati.
Un momento di riflessione e di calma ogni tanto serve, anche nella scrittura e nelle cose da dire, senza citare continuamente artisti, opere, parole, movimenti e additare il dito su cosa piace e su cosa no.
Ogni tanto serve capire dove si va ma soprattutto sapere dove si è stati, continuare a camminare senza fare il punto della situazione equivale a girare in cerchio, producendo movimento inutile e sterile, solo le gambe camminano senza sosta, la testa gira, vaga e non produce che pensieri macinati con l'aria.

Ogni tanto serve lasciare andare le parole per capire dove arrivano a condurre e ciò che si pensa non sempre è ciò che si realizza.
Ogni tanto serve riproporre i concetti, ripassare, rileggere, ritrovarsi, perdersi e poi ritrovarsi ancora, nessuno lo sa fare meglio di se stessi, qualcuno o qualcosa può aiutarci ma la miglior cura rimane la propria consapevolezza e la momentanea solitudine.
Ogni tanto serve…
Molte cose nel corso della vita ci si appresta a fare da soli: gli esami di maturità, la patente, un colloquio di lavoro, risollevarsi da una caduta, prendere delle decisioni e anche, come in questo caso, scegliere come emozionarsi e ritagliarsi degli spazi propri dove non esistono telefoni che suonano, bambini che reclamano attenzione, problemi da risolvere o scadenze a cui pensare.

Ognuno sceglie lo spazio che più gli è congeniale e vicino, a seconda delle proprie esigenze: chi si fa una bella corsa, chi si sfoga ballando, chi ancora si dà alla pazza gioia dello shopping, chi si fa l'amante…
Molte o discutibili che siano le scelte attribuite ognuno si indirizza verso quello che può confermare quel sottile piacere che assapora il tempo che serve per ritrovare, appunto, concentrazione e silenzio.
Visitare una mostra, conoscere il lavoro di un artista, lasciarsi condurre sala dopo sala, opera dopo opera verso un mondo che ci appartiene per pochi istanti e riuscire a farne parte per poco tempo può essere destabilizzante e rigenerante nello stesso tempo.
Perché organizzarsi sempre con amici, compagni/mogli/mariti/amici per vedere una mostra d'arte? A volte è più utile farlo da soli nel silenzio e nella concentrazione precisamente, non importa se non si capisce o conosce davvero tutto di quello che si va a vedere, non sempre le aspettative sono all'altezza delle speranze che si spera di trovare.
Il caso a volte aiuta a scorgere la giusta direzione e questo capita, ad esempio, in tutte le situazioni: si parte per fare una bella corsa ma durante il percorso comincia a piovere, la serata in discoteca ha alla consolle un DJ scarsamente coinvolgente, nei negozi non si trova la taglia giusta oppure c'è ma non del colore voluto, l'amante fa cilecca…

Nella mostra i quadri possono essere disposti in maniera tale da suscitare noia e la tanto agognata attesa della visione risulta forse deludente, magari l'artista e le sue opere sono più belle sulla carta e non dal vivo e rimane un poco d'amaro in bocca: tutto qua? E adesso? Sono solo, nessuno vicino con il quale condividere e commentare, sguardi di altri visitatori che si incrociano e poi si dimenticano, nessuno con il quale scherzare o prendersi in giro per questa giornata, solo silenzio e concentrazione.
Però si sta bene da soli ogni tanto, da soli per riflettere su quello che è passato e su quello che sta avvenendo, sulle cose che si vedono, quasi come dentro un mondo diverso, uno scrigno segreto che rimane solo tuo in quel momento con l'universo fuori.
Non sempre ciò che appare è poi ciò che è, di un'intera esposizione può rimanere impressa solo un'immagine: un'opera, una persona, un odore, un silenzio improvviso.
Così come nella corsa si possono incontrare situazioni non previste come il carretto dei gelati e delle bibite fresche o nella pista da ballo risuonano le canzoni preferite che riempiono la serata, può capitare che il maglione desiderato è eccezionalmente super scontato e più bello del previsto mentre la serata con l'amante risulta essere la cosa più dolce degli ultimi tempi…

Silenzio e concentrazione hanno poi fatto la loro partita e sono "stati emozionali" che si sono accompagnati in quel preciso istante quando si è varcata la soglia dell'esposizione, uscendo ora qualcosa è cambiato, è differente, si è coscienti di un cammino fatto insieme a chi ha esposto, all'artista e a chi ha scelto le opere  che si sono viste: ciascuno ha amato, mal sopportato o ne è stato distaccato ma il tempo passato a camminare, riflettere, osservare e accomodare la mente e gli occhi tra le varie proposte ha sicuramente generato uno stato d'animo.
Personalmente mi piace riflettere dopo una mostra d'arte, tante le realtà che si accavallano e mi viene voglia di correre poi ascoltando la mia musica preferita sparata diretta con le cuffiette del mio mp3, magari indossando un maglione nuovo appena comprato e tenere poi, mano nella mano, chi in quel momento mi ama. Perché?
Perché ogni tanto serve…

Massimiliano Sabbion

Friday, April 15, 2016

Metropolis: la città e le generazioni che cambiano l'arte


 
Immagini collettive in una città che vive e pulsa di vissuto si susseguono davanti ai nostri occhi: l’autobus in ritardo, la folla che si accalca nei bar all’ora dell’aperitivo, ragazzi incollati sullo schermo di uno smartphone intenti a chattare e mandare sms, nuovi manifesti sui muri della città che fanno a gara con i graffiti che li popolano, rumori, odori, confusione che si mischia a suoni e colori, questa è la città.

Antonio Sant’Elia
Nelle aspettative di chi si occupa di arte questi rumori sono il risultato di un percorso che si è sviluppato nel corso dei tempi, la megalopoli e la “Metropolis” fantastica dell’omonimo film del 1927 di Fritz Lang ha anticipato i sogni futuristici di una città moderna basata sul progresso tecnologico e sulle visioni della città decantata dai Futuristi nel lontano 1909, la città rappresentata è utopica, luogo della modernità e della velocità, proclamavano i futuristi: “Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile a un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa futurista simile a una macchina gigantesca.
Metropolis
La città contemporanea è a tratti diversa da quella ipotizzata in “Metropolis” così tecnologicamente avanzata e sognata dal regista austriaco o pensata nelle visioni dei disegni di Antonio Sant’Elia, si riesce ad intravedere nei loro lavori un mondo che si è poi sviluppato oggi e dove le città si sono fatte ricche di murales variopinti, di umanità multiforme, di luci e pubblicità ad ogni angolo e soprattutto di persone dalle teste chine preoccupate a guardare uno schermo touch screen o intente a parlare da sole agganciate ad auricolari bluetooth: una connessione con un universo virtuale che apre nuovi mondi ma chiude gli occhi a poca distanza da una connessione wi-fi.
Sempre più collegati nel mondo web e sempre più disconnessi dalla realtà ci si ritrova proiettati in forme e colori che “globalizzano” tutto lo spazio circostante e abbattono linguaggi e frontiere.
Nuove generazioni sono nate sotto il segno di guerre e battaglie stellari dei mitici robottoni che, al grido di “Alabarda spaziale! Pugno infernale! Uragano di fuoco!”, hanno portato la pace nel mondo dopo invasioni aliene nemiche perché il “diverso” si deve sempre combattere e fa paura.

Generazioni che si fiondano consapevolmente nei drammi vissuti in innumerevoli puntate di telenovela, fiction, soap opera e trasposizioni anime di fumetti manga dove le varie Heidi, Anna, Candy Candy sono le protagoniste sfortunate ma caparbie in luoghi ed epoche diverse, pronte a testimoniare che la fortuna le ha abbandonate e condotte a prove infinite mentre la sfiga ci vede benissimo e si accanisce su di loro.
Generazioni per cui a volte i valori sembrano rimescolarsi e decadere, dove le chat hanno sostituito i rapporti personali e il “mordi e fuggi” si è rimpiazzato alla conoscenza e alla pazienza di scoprire le persone sia nelle relazioni sia nel sesso, così anonimo e veloce che si consuma giusto il tempo di agganciare uno sguardo, non necessariamente guardando dritto negli occhi, magari puntando sullo schermo per arrivare ad innamorarsi di un avatar.
 
Generazioni vuote e senza qualità? Superficiali? Banali? No… semplicemente sole, sole con il peso di tutti i giorni ad affrontare un mondo troppo veloce cui risulta difficile reggere il movimentato cambiamento epocale.

Tony Gallo
Spesso l’arte diventa lo sfogo istintuale per completare disagi o emozioni interne che con le sole parole è impossibile esplicare e dare forma, ecco allora gli artisti di strada, la nascita della Street Art e i nomi di Banksy, Blu, Ericailcane, Ivan Tresoldi, Tony Gallo, Os Gemeos, Invader, Sten & Lex, Pao, Alice Pasquini, ognuno con il proprio stile e messaggio che passa dalla protesta all'arte emozionale.

Os Gemeos
Gli artisti si esprimono anche attraverso il web e le nuove tecnologie e danno vita a film d’arte e performance si susseguono ricche di esplosioni e voglia di creare: dagli storici Bruce Nauman, Nam June Paik, fino alle denunce sociali glamour di Shirin Neshat, per passare alla raffinatezza e la ricercatezza del passato storico-artistico di Bill Viola.
Shirin Neshat
E ancora Dara Birnbaum, Gary Hill, Laurie Anderson, Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Vito Acconci, Fabrizio Plessi, Pipilotti Rist, Studio Azzurro, Francesco Vezzoli, Chiara Passa solo per citare alcuni esponenti della videoarte.
© Stefano Cagol 'Stars & Stripes. Dark & Light', 2006

La realtà che ci circonda, a volte in maniera soffocante, è sempre in cambiamento, un movimento che si continua a respirare nelle atmosfere inscenate nei video di Stefano Cagol come “Stars & Str ipes. Dark & Light ” (2006), dove l'artista mostra la lenta duplicità di una bandiera-simbolo, quella americana, che si impregna di significati legati alla società attuale che muta nei valori e si altera negli equilibri restituendo, in un lento passaggio epocale, la visione di ciò che è stato e di ciò che deve avvenire, il tutto nel silenzio e nell'incapacità di dialogare.
Fabrizio Dusi

Incomunicabilità che è messa in atto anche nelle figure di Fabrizio Dusi che popolano gli spazi con i bla bla bla onomatopeici e arricchiscono le pareti come suoni incomprensibili della folla, con i loro colori sgargianti, le linee semplici dai tratti fumettistici, ritagliate nello spazio mostrano la società contemporanea fatta di famiglie allargate, moderne e senza confini d'amore, bolle di sapone, sfere, sono piccole parole pronunciate verso l'etere, si mischiano ai bla bla bla della gente.
L’uomo comune si è evoluto passando dall’anonimato al mondo dei reality show ed ha imparato a lasciare il segno anche attraverso canali social e mezzi come Youtube, talent show, webcam varie in cui si prendono perfetti sconosciuti e si trasformano in “star da camera”, il tempo di durare una stagione per poi essere dimenticati.

Il modo di VEDERE e di GUARDARE con il mondo contemporaneo è cambiato, non si guarda più solo verso il cielo, verso l’alto e le nuvole come avveniva qualche tempo fa con le costruzioni di grattacieli e l’euforia per le conquiste spaziali, si è imparato invece ad abbassare lo sguardo, spesso non per umiltà e referenza ma per controllare mail e sms sul proprio smartphone, esempio di nuova visione che si riduce al proprio metro quadro di spazio abitativo e dove il vicino di posto in bus non si sa chi sia ma, paradossalmente, si conosce e si sa tutto invece di un anonimo amico virtuale dall’altra parte del globo a cui si regalano Like di compiacimento per una foto o un aforisma copiato.
Anonimi alieni, marziani in un pianeta che produce e crea cose belle e brutte, sviluppano Arte e si cibano di cultura e di rappresentazioni reali o virtuali ma sempre stimoli per il processo visivo contemporaneo, in fondo la quotidianità è vivere il costante e turbinoso cambiamento di generazione in generazione anche attraverso sguardi abbassati e Like condivisi.
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, April 12, 2016

Existence. Tra morte e rinascita dell’Arte, la fantasia al potere.



“L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso,

sempre e comunque”

(Enzo Jannacci)

 

Un pensiero, un’idea, quando si trasforma e nasce si impadronisce della creatività dell’artista che ne forgia la forma e li mette in atto per mezzo delle opere dando vita a quelle stesse idee e pensieri.

Non sempre è facile passare dalla testa al cuore e creare un risultato che metta d’accordo entrambi.

Gli artisti compongono con le immagini quello che ognuno vuole esprimere con le parole e le rappresentazioni visive arrivano a colpire direttamente senza bisogno di aggiungere suoni, solo visioni.

Un’immagine che traduce un’emozione si sviluppa in molteplici realtà: dallo scarabocchio fatto per noia su un foglio, dall’impegno affrontato davanti ad una tela o ad un muro graffiato, da una scultura plasmata di sogni e idee, la creatività è sempre in movimento.

MARCO CHIURATO


Si parla spesso di “morte dell’arte” o al contrario di “rinascita artistica” esaltando ora il mondo figurativo ora il mondo astratto e concettuale, da un iperrealismo fotografico aderente come una seconda pelle alla realtà di certe composizioni pittoriche, come nei casi di Duane Hanson, Severino dal Bono, Manuel Pablo Pace, Ron Mueck e Diego Diaz che condiscono immagini ed emozioni, fino al rapporto con il proprio Io che scatta nelle opere e nelle performance sia body che video o pittoriche di artisti come Pipilotti Rist, Marco Chiurato, Dominique Rayou, Marina Abramovic e Francesco de Prezzo.

DIEGO DIAZ


La “morte artistica” avviene solo quando si sente dire: “Non mi viene in mente niente…” oppure ci si arrende di fronte ad una liquidatoria affermazione come: “Tutto è già stato fatto, visto e prodotto: a che serve creare?”.

DOMINIQUE RAYOU


Credere nella creatività, nelle stanze che puzzano di sogni e colori, di materiali ed elementi che diventano l’atto della creazione, è ciò che distingue e dà vita attraverso un segno o ad un sogno, in fondo la differenza è ben poca nel lessico, solo di una sillaba… Un segno può diventare un sogno e un sogno si può tradurre in un segno.

Così, parlare di “rinascita artistica”, solo perché ci si è accorti nuovamente di un determinato autore, è sinceramente poca cosa nel marasma di parole e fatti che costellano il nostro quotidiano, non significa che il “creatore” di opere sia scomparso, solo “momentaneamente assente” come recita spesso la voce di una anonima segreteria telefonica: me ne sono andato per un po’ ma non preoccupatevi, (ri)torno.

FRANCESCO DE PREZZO


Rinascere significa azzerare tutto quello che è stato, passato e precedente e ricominciare daccapo, inventando nuovi linguaggi e portando ad un’elevazione diversificata a quello che si è prodotto prima, i risultati? Buoni, molto buoni o addirittura pessimi, dipende. Sono processi creativi che a volte hanno bisogno di spazio e tempo per essere assorbiti e capiti, un po’ come se l’artista di turno se ne fosse andato in letargo e aspettasse la stagione primaverile per rifiorire e riemergere, appunto, rinascere.

SEVERINO DEL BONO


Il via vai di idee viaggia negli spazi adibiti all’esposizione dei risultati finali: fiere, mostre, gallerie, vecchi palazzi riconvertiti per ospitare associazioni e sale convegni, musei, spazi pubblici, spazi privati, tutto ciò che serve a rendere visibile la realtà creativa.

Il via vai di idee viaggia, si prodiga anche nello spazio web tra social network costellato di applicazioni e social come Instangram Facebook, Pinterest, Linkedin solo per citarne alcuni, una rete che intesse un tessuto artistico a livello globale abbattendo i muri delle diversità sociali, politiche e religiose, tutto a favore invece di una inventiva e fantasia senza confini.

MANUEL PABLO PACE


Per questo nel contesto storico globale è difficile in questo momento inquadrare un solo movimento o scuola, la sperimentazione artistica è varia e si amplia a contatto con altri stili e artisti dove ognuno porta il proprio bagaglio culturale e storico che, inevitabilmente, si fonde con quello di altri artisti e la commistione si fa unica e originale.

Parlare di “morte dell’arte” o di “rinascita artistica” diventa quindi necessario quando si discorre di Arte, tutto è già stato visto e creato, altro ancora ci aspetta con nuove contaminazioni e fusioni, nuovi materiali, nuovi spazi, nuove creazioni.

PIPILOTTI RIST


Due facce della stessa medaglia, una dicotomia che sempre si ripete tra positivo e negativo, tra bianco e nero, tra innovazione e conservazione.

È ciò che chiamiamo esistenza ed esperienza sensoriale che alla fine si fonde con la sensibilità artistica e, sia essa bella o brutta in maniera soggettiva od oggettiva, ci regala artisti e opere che appagano il nostro bisogno di continuare a stimolare la visione e la capacità di dare chiarezza alla nostra esistenza.

ALBERT CAMUS
Aveva ragione Albert Camus quando diceva che: “Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe”, dai dubbi nascono le certezze, dai pensieri le parole e dall’arte le visioni che accompagnano l’uomo nella vita, simbolo e testimonianza di ciò che è.

Massimiliano Sabbion