Friday, August 18, 2017

3 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
La città e il suo caos quotidiano, i ragazzi alle fermate degli autobus incollati sugli smartphone che attendono il bus, anziani con le borse che si riparano da un'improvvisa folata di vento alzando la sciarpa fin sotto al naso, un curioso signore che si incanta a vedere una foglia morente su di un albero che presto si staccherà e poi loro, un mendicante che avanza lento guardando di sottecchi, le grida visive rivolte agli occhi.
Cosa sono? Sono le immagini che si perdono nelle vie, sui muri, in appositi cartelloni piantati e disseminati in giro per le vie cittadine, silenziosamente accolgono lo spettatore con la forza dei colori, inebriano con le forme ed è tutto un pullulare di bellezza artefatta costruita solo per vendere e accattivare.
Ci si può distrarre facilmente, ci si può perdere in mezzo a questa contemporaneità che si fa prepotente e non ci si accorge così di perdere il bus o il contatto con il proprio vicino di fermata, capita… cosa? Di perdere il bus? No, di perdere il contatto con il proprio vicino, magari chiedendo se anche lui ha freddo, qual è stato l'ultimo libro che ha letto, giocare con gli occhi che non fissano uno schermo touche per almeno 30 secondi…cose così, naturali, che dovrebbero capitare in mezzo alla vita cittadina.
Rumori, suoni, rombi di auto, clacson, fumo, silenzio che si interpone tra il bip di un semaforo e bip censurato di un vaff… di un automobilista, musica che proviene da abitacoli su quattro ruote, musica nelle orecchie sparata dagli mp3, musica di sottofondo.
La città è graffiata, dai pensieri, dalle persone, e ovunque ne porta i segni, dall'atto vandalico, dall'incuranza del passante, dai veri segni sui muri della città, una pelle che viene impressa da anonimi street artisti che lasciano un segno di colore, una tag, un passaggio in mezzo al disordine.
Il silenzio sembra morto, che bello il caos! Fa sentire vivi e la città ti appartiene, graffia con la sua indifferente violenza, graffi per sopravvivere, per avanzare nella folla, per continuare calpestando ogni forma di solitudine, ogni paura recondita di chi avanza e i pensieri sembrano accavallarsi per ognuno diversi "non mi chiama mai ed è sempre online", "avrò chiuso la porta di casa?", " se quella fosse mia figlia un ceffone e via a casa!", "oddio spero che la prof non mi interroghi oggi che non ho completato gli esercizi", "mi chiedo come starà oggi, lo vedo sempre più debole", "mi sentirà appena arrivo in ufficio, non intendo fare un'ora in più di straordinario", "quella è pazza, non cederò mai ai suoi ricatti", "due zucchine, una carota, le patate, il formaggio…basta mi pare che poi sono a posto", "che cos'è l'arte contemporanea?" ah, questo sono io…
Camminando in direzione del centro storico cittadino prima di arrivare al selciato fatto di sampietrini e zone ztl, sono attratto da una piccola folla che guarda intenta verso il basso, persone che si sono distratte per un attimo dal loro affaccendarsi e dai loro pensieri si sono messe in cerchio attorno ad una figura e si sa, la curiosità non è mai paga se non la si soddisfa, così mi fermo anch'io per capire cosa guarda la gente che guarda.
Chino, tra i colori e i gessetti colorati, c'è un ragazzo molto giovane che sta riproducendo un quadro di Raffaello, la Madonna con la seggiola, un atto di tenerezza e amore di una madre per il figlio di pochi mesi che stringe al petto guardando lo spettatore, il ragazzo è un madonnaro e regala la sua arte, la sua capacità descrittiva al pubblico in strada in cambio di una conferma e pochi spicci per il suo operato.
Che cosa significa per lui fare arte? Cos'è il mondo contemporaneo oggi? L'arte è un viaggio della mente, nei pensieri, l'arte quindi per lui è letteralmente un viaggio visto che si sposta ovunque portando il suo messaggio.
Per un breve lasso di tempo l'arte ha condotto le persone a fermarsi, ad ammirare la bellezza, la tecnica, la maestria di questo ragazzo intento nel suo lavoro tra i commenti vari che si susseguono "è bravissimo…", "si, ma questo copia, non è un artista", "andare a lavorare no?", "è poesia quello che fa, leggero nel tocco", io mi piego quasi accovacciato all'altezza del viso del ragazzo, occhi chiari, pelle un po' bruciata dal sole, concentrato in quello che fa finché incrocia il mio sguardo e io sorrido e gli dico ciao, lui risponde con un timido ciao e riprende guardandomi ogni tanto.
Chissà che cos'è per lui l'arte contemporanea, per lui che si mette a disegnare e riprodurre il passato su un marciapiede che sarà poi dimenticato e spazzato dal tempo e dalla pioggia e del suo lavoro non ne rimarrà traccia…
Cos'è l'arte per lui? Cos'è l'arte per un artista? Poco dopo, seduto sullo scalino di un palazzo lì vicino davanti alla Madonna di Raffaello, tra la folla che passa e si ferma distrattamente e incuriosita a vedere il disegno riprodotto, divido una birra gelata e un panino con il madonnaro che risponde alle mie domande: "Che cos'è l'arte contemporanea? Per me è la possibilità di compiere un viaggio, continuamente, sempre! Visitare posti diversi, vedere gente differente, guadagnare la felicità di una salamella al sugo o un panino in due.
L'arte è la mia vita, sembra banale dirlo, ma cosa faccio senza l'arte? Non è questione di visibilità o di flusso economico personale, è una scelta. Chi resta a piangere in uno studio, chi tenta la strada comoda non aspettandosi che applausi può dirsi felice di che cosa sia davvero l'arte?".
La masticazione mi si arresta in bocca e il sapore del panino con la mortadella rimane sospeso non sapendo se continuare a masticare o deglutire, penso.
Penso che l'arte per questo ragazzo sia un'esperienza sensoriale a tutto tondo, ancora non sa cosa lo aspetta il futuro, ma per una casa con un mutuo da pagare, un'auto a rate, una famiglia con dei figli, un lavoro con orari d'ufficio, le vacanze al mare e l'ultimo telefonino da acquistare forse prima o poi arriveranno, per ora no.
Adesso per lui l'arte è la vita, e poi? Sogni utopistici, ma si vive per i sogni e si ha bisogno di farlo.
Ci sono posti, luoghi in cui comunque si passa dall'arte del sogno al sogno dell'arte, quali? La scoperta è proprio dietro l'angolo…
 
FINE TERZA PARTE


 

Friday, August 11, 2017

2 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
Che cosa sarà mai questa fissa per l’arte contemporanea? Questo brand che vuole assolutamente invadere la mente e i nostri pensieri, CONTEMPORANEO è tutto ciò che nuovo, fresco, giovane, che arriva al cuore senza compromessi.
CONTEMPORANEO, per gli artisti del futuro, senza storia né passato, intonsi dalla critica e non contaminati da spazio alcuno.
CONTEMPORANEO, ai confini di una realtà prossima, in cui si vive, si mangia, si prega, si impreca, si fa l’amore e ci si ritrova poi subito proiettati verso il domani che verrà.
CONTEMPORANEO, lo slogan dell’oggi per il domani!
Sembra così temuto il futuro che lo si esorcizza, fa paura temere il tempo che passa senza poter lasciare un segno di quello che si è tracciato, chissà cosa mai succederà prossimamente, chissà se l’uomo del futuro sarà più felice di quello di oggi e, soprattutto, come sarà, cosa sarà, chi (ci) sarà.
L’oggi, il contemporaneo appunto, è pieno di aspettative e spesso non è amato perché le grandi illusioni, come le grandi speranze, spesso risultano essere dei grandi bluff o delle sonore delusioni.
È per questo che il mondo contemporaneo è visto in maniera disturbante perché rappresenta l’uomo così com’è, senza filtri, senza menzogne edulcorate.
L’arte contemporanea è quindi un viaggio nel momento in cui si vive, con i passi che si compiono or ora, lì o qui, insomma seduta stante.
Poco importa quindi che un oggetto si faccia forma d’arte, che un orinatoio venga rovesciato nel 1917 o che un water d’oro sia un’istallazione nei bagni di un museo nel 2017 il sistema che concepisce l’arte contemporanea diventa unico: l’arte è bella perché è inutile, non serve, o forse si…
Cosa vorranno mai dire gli artisti contemporanei con i loro mezzi, le loro foto, quadri, video, sculture, installazioni, urli di colore e squarci di forme?
Se devi mandare un messaggio perché si fa un’opera d’arte non è meglio un biglietto piegato in due e messo sotto la porta? O un post-it da attaccare alla parete, oppure un messaggio vocale tramite telefono o un sms condensato per mezzo di whatsapp.
In fondo, il contemporaneo è anche questo, la globalizzazione degli eventi e delle cose da dire per mezzo di app e di social network che dilagano nei dialoghi.
Un bla bla bla mediatico senza traccia che si perde nelle reti mediatiche, che viaggia sul web, che si connette e disconnette senza portare a nulla, eppure…eppure milioni di persone hanno il capo chino su questa “contemporaneità” e scorrono gli schermi touch screen impazzendo tra immagini e virtuali virtuosismi fatti di emoticon e sensazioni.
Si ama, si odia, ci si lascia e ci si trova tutto con un click, l’emozione digitale che passa attraverso Youtube, Instagram, Snapchat, Facebook, Linkedin, Twitter perché quando non bastano le parole arrivano le immagini e se non bastano le immagini arrivano i segni-disegni.
È questo essere contemporanei? Bruciare un’emozione subitamente e istantaneamente da un capo all’altro del mondo? Si globalizzano i sentimenti, si diffondono i pensieri, si moltiplicano le idee e ci si rinchiude nel proprio isolato mondo fatto da uno schermo che misura al massimo 15x7 cm e in cui si vive senza comunicare verbalmente.
Sarà che mi assale la voglia di parlare con un essere umano quest’oggi e non ne trovo uno disponibile che si stacchi dallo smartphone o tolga le cuffiette dell’mp3 per ascoltare la mia voce, che sarà mai? È tutto online!
Che cos’è allora il contemporaneo? Perché lo si esprime con l’arte? Quindi in fusione e conclusione, cos’è l’arte contemporanea?
Per molti il contemporaneo è solo un collegamento ai social, per altri un’immagine postata, per alcuni un like ricevuto ai pensieri pubblicati oppure un uccellino che cinguetta i suoi 120 caratteri, una serie tv in streaming, un’attesa che non c’è più, un momento di celebrità fatta entro i 15 secondi, perché i 15 minuti profetizzati da Andy Warhol sono troppi ormai.
Quindi l’arte contemporanea è solo un mezzo di confusione in mezzo alla diffusione? Si propaga da un punto per toccarne cento altri?
Seduto al parco vicino ad un laghetto artificiale osservo il gioco di alcuni bambini che, noncuranti della presenza di nessuno, giocano a rincorrersi e a gettare nell’acqua alcuni sassi gareggiando a chi li lancia più lontano.
Mi viene da pensare: cosa sarà il futuro per quei bambini? Un gioco a rincorrersi? Un lancio nel vuoto di cose che scappano dalle mani? E se l’arte diventa come lo stesso sasso che si getta nell’acqua e con il suo tonfo finisce per propagare un piccolo cerchio che dilaga poi sempre di più, sempre più grande, sempre più maestoso?
Perché l’arte allora può essere questo: un’idea lanciata nel vuoto tra milioni di grida, tra cessi rovesciati o d’oro, tra celebrità urlanti e silenziosi scatti, chi spacca lo specchio d’acqua poi infrange le regole e le onde si accavallano e un sospiro silenzioso può diventare un urlo squarciante.
Ora i bambini al bordo del laghetto guardano questo signore un po’ strano che si è mescolato a loro e ai loro innocenti giochi e getta i sassi insieme a loro, che buffo questo adulto!
Di solito a noi dicono di non farlo e adesso lo sta facendo uno grande, e si diverte pure!
Ma se gli adulti giocano a fare i bambini, è perché hanno voglia di tornare come noi o perché non hanno voglia di stare tra loro?
-          Come? Cosa signore? Ah io non devo mica rispondere perché lei è uno sconosciuto e? Mica accetto le caramelle da chi non conosco…ah non ha le caramelle lei?
-          Cosa? Boh…non lo so cosa sia l’arte contemporanea, però è quella roba che piace ai grandi che è fatta di scarabocchi che io a scuola sono molto più meglio, ma la maestra mi dice di stare dentro i bordi delle cornicette però, non capisco a noi dicono colora bene e poi i grandi fanno macchie e schizzi di colore ovunque e la chiamano arte.
-          L’arte? Fanno le robe sporche che disegnano le donne e gli uomini nudi.
-          Gli artisti sono matti e vanno fuori di notte come i ladri a fare i disegni sui muri, mio nonno dice che sono sandali...ah no no si dice vandali.
-          L’arte sono le cose belle che ti rendono felice.
-          Io so che l’arte si trova nei musei, ci portano le scuole e poi si fanno i disegni.
-          L’arte è quando fai una statua grande e la mettono nelle piazze! Me lo ha detto mia mamma.
-          Io una volta ho visto un artista invece che era povero perché disegnava per terra e gli davano i soldi in un piattino.
-          L’arte sono le mostre dove metti i quadri e poi la gente li compra, lo so perché l’ho visto in televisione che lo diceva uno che si metteva le mani nei capelli e urlava sbavando.
-          Mio zio fa l’artista, credo. Infatti, non lavora…
-          L’arte contemporanea è mettere rifiuti in una stanza e sbregare i fogli.
-          Io so fare i disegni coi pennelli invece e anche temperare una matita col temperino senza staccare la cosa, la pelle della matita.
-          A me mi hanno portato a fare arte da una signora che era seduta vestita di rosso e guardava la gente che si sedeva davanti a lei e stava zitta e la gente piangeva o rideva, era tipo una maga.
-          Noi facciamo arte ai centri estivi e ci coloriamo le mani che poi sbatacchiammo sul foglio!
-          Ma va! L’arte è quando fai qualcosa di bello e ti applaudono e sei vestito colorato e strano e ti dicono che sei un artista.
Ecco, forse l'arte contemporanea è proprio questo: l'innocenza di un bambino che guarda le cose stupito tanto quanto un cerchio nell'acqua prodotto da un sasso e che si allarga piano piano lasciando infrangere le sue onde lungo la riva.
Fare arte contemporanea quindi significa, essere strani? Adeguarsi a questa stranezza? Sapere usare i colori e fare qualcosa di unico e straordinario come "la pelle della matita"? Forse si, intanto il mio viaggio continua, distratto e curioso vengo attratto da una nuvola di persone che guardano a testa bassa un punto, che sarà mai? 

FINE SECONDA PARTE


 

Friday, August 4, 2017

1 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
Ore 6:58, la sveglia impostata del cellulare comincia a suonare, anticipo sempre di qualche minuto l’arrivo delle 7:00, possibilmente con un numero che finisca per 8, fissa mia per cominciare la giornata.
La musica fastidiosamente attiva comincia a decretare l’uscita dal letto per cominciare una nuova giornata, sbarro gli occhi al buio fino a che non si abituano all’oscurità intervallata da un raggio di luce che filtra da una tapparella della persiana che non si chiude mai completamente e piano piano la stanza prende forma.
Ora è tempo di alzarsi e partire, i piedi nudi tastano le fredde mattonelle del pavimento e, solitamente, in questa posizione, seduto sul letto con la testa ciondoloni frulla sempre in testa il primo pensiero del mattino, oggi va così. Oggi, finché cerco di spegnere la sveglia del cellulare, penso senza un motivo preciso a mille cose, e ad una in particolare: che cos’è l’arte contemporanea?
I primi cinque minuti li spendo a scorrere i vari buongiorno che arrivano dai social network, immagini che riempiono la prima parte della quotidianità prese direttamente da Facebook o Instagram tripudio di aforismi e rappresentazioni visive che passano dai selfie al post di animali, fino a che decido che è tempo di alzarmi definitivamente.
Già, che cos’è l’arte contemporanea? Perché una persona alla mattina dovrebbe alzarsi e svegliare la testa chiedendosi cosa mai sia l’arte contemporanea? Una riflessione che continua anche quando aspetto che la moka finisca di gorgogliare il caffè mentre mi lavo i denti fissandomi nello specchio… che sarà mai questo bisogno di rispondere alla domanda partita alle 6:58?
Credo che il pensiero continui nonostante tutto e troverà pace solo al momento definitivo della risposta finale, ma mi chiedo: c’è davvero una sola risposta da dare?
Il gusto per il bello, la scelta dei colori nel quotidiano, l’accostamento delle forme nelle più disparate situazioni porta a confrontare il nostro Io con la quotidiana ricerca di idee ed emozioni.
Anche la scelta di indossare un capo di abbigliamento abbinato ad un colore o ad uno stile risulta naturalmente inconscio per gusto, estetica, piacere soggettivo ed oggettivo.
Perché si sceglie di scegliere? Cosa porta a discernere un oggetto da un altro? Cos’è la bellezza allora? Un insieme di fattori che decretiamo atti a recare piacere?
O sarà forse che… o mio Dio! Sono le 8:05! Devo uscire, altrimenti con il traffico di quest’ora non arriverò mai in galleria...poi se dovessi beccare il primo semaforo rosso di conseguenza a catena troverò tutti gli altri rossi e il viaggio “verso l’arte”, già pieno di ostacoli, si farà ancora più impervio.
Tutta questa gente, alla stessa ora, che fa? Dove va? Mamme che portano i figli a scuola, impiegati in bici che zig zagano nel traffico, studenti in due sul motorino, anziani che trascinano gli anni e il corpo insieme a pesanti borse, ragazzi di colore fermi ai semafori che tentano di vendere qualche pacchetto di fazzoletti o accendini, innervositi automobilisti chiusi nelle auto ad ascoltare musica, dotati di auricolare per parlare al telefono, signori del centro che portano a spasso il cane per la passeggiata mattutina, giovani podisti che corrono lungo le strada affannati e accaldati… chissà a cosa pensano? Chissà se a loro è mai passata in testa la domanda di che cosa sia l’arte contemporanea.
È scattato il verde del semaforo, come mi ha “gentilmente” fatto notare il ragazzo dietro di me a suon di clacson che, ora, sarà ancora più arrabbiato visto che faccio a tempo a passare io, ma non lui. Avrà modo di considerare ora quanto io poco sveglio sia stato, ma come faccio a spiegargli che stavo pensando a che cosa sia l’arte contemporanea?
Chissà lui che pensieri avrà?
Spesso quando il tempo si fa minaccioso di pioggia col pericolo di mandare in tilt  l’intera città preferisco prendere il bus o la metro ed osservare poi le persone che si recano chissà in quali posti, oltre a vedere, risulta essenziale il sentire, si, sentire l’odore della gente, sentire le loro voci, a volte le loro storie raccontante in questi brevi viaggi che ci accomunano, mi verrebbe voglia ora di essere lì e magari chiedere alla mia vicina di posto a cosa sta pensando, magari pensa a cosa preparare per pranzo per i figli che tornano da scuola, forse ha una storia segreta di cui nessuno, neppure la sua migliore amica conosce e se fosse un agente in incognito per conto del governo?
Oppure semplicemente una sadica che si diverte a mettermi in testa altri pensieri e paranoie su di lei.
Mi verrebbe da chiedere: ma lei signora crede in altre civiltà extraterrestri? Ha visto come le foglie sugli alberi stanno cambiando colore? Quando è stata l’ultima volta che è stata felice? E, soprattutto, cos’è per lei l’arte contemporanea?
Ma oggi non posso chiedere, oggi c’è il sole e non sono sul bus, quindi non saprò mai cosa pensa dell’arte contemporanea la signora carica di buste e preoccupazioni che oramai sarà scesa da un pezzo diretto verso le sue faccende affaccendata. 

FINE PRIMA PARTE


 

Friday, July 28, 2017

Musica e arte: la composizione emozionale quotidiana.


Di quanti minuti si compone lo spazio di un brano musicale? Dai due a i cinque minuti forse? Quanto dura l’ascolto? Pochi istanti che si fissano nella memoria?
Ecco, forse si, in un breve lasso di tempo si concentrano le combinazioni delle sette noti musicali che si abbinano e associano alla voce di un interprete che, con le parole, dà vita alla melodia sotto forma di canzone.
La musica, il canto, il pezzo giusto per il tempo giusto, arrivano nel momento in cui il nostro bisogno si fa sentire, quando si ha necessità di corollare una situazione con un sottofondo di accompagnamento.
La musica allora diventa una dolce coccola in cui rifugiarsi, oppure un tormentone continuo e ripetitivo portato allo sfinimento, altre volte è un segno del destino che indica come se quelle parole e quella melodia siano state quasi appositamente scritte e descritte per noi, sono spesso un momento di solitudine, un atto di condivisione, un ricordo.
Tutto si lega alla musica e alle immagini che da esse ne scaturiscono, la commistione dell’arte contemporanea con la musica ha prodotto e realizzato nel tempo la visione quasi globalizzante di contaminazione del binomio tra arte e musica, i videoclip realizzati nell’era MTV nel lontano 1 agosto 1981 hanno poi percorso una strada fatta da contatti sempre più frequenti tra gli artisti visivi e quelli musicali.
È un capitolo infinito quello che si espande ora e musica e arte sono un tema complesso che nasconde nuovi passaggi che, di certo, non si esauriscono ora in poche righe di disquisizione.
L’arte visiva contemporanea si compone di fotografia, video, installazioni, performance, oltre che le canoniche realizzazioni pittoriche e scultoree e porta in sé la stessa combinazione che si esprime con la musica: anche nell’arte il pezzo giusto fa scaturire ossessioni, ricordi, percezioni, melodie visive che risuonano nelle emozioni.
Un’opera d’arte cattura appena la si vede, altre hanno bisogno di più tempo per essere apprezzate, alcune sono solo un tormentone ripetitivo che presto si esaurisce, alcune rimarranno per sempre impresse.
Chissà quanto tempo ci sarà voluto per realizzare l’opera d’arte che ora, ognuno di noi, sta visualizzando nella sua mente… pochi istanti? Giorni? Mesi? Anni di ricerca? Ciò che rimane è il risultato, apprezzabile e comprensibile o meno.
La casualità, o forse no, ci fa imbattere in un pezzo d’arte, in un artista, così come la casualità, o forse no, ha deciso che ora quel prodotto finirà per appartenerci e diventare tutt’uno con la storia personale di ogni persona.
Un brano musicale entrerà nelle orecchie, passerà tra i neuroni e scalderà il cuore, sarà una musica emozionale che ci avvolge e può essere per rabbia, per malinconia, per dispetto o semplicemente perché arriverà a farci innamorare di una persona o di un’idea semplicemente perché, come cantava Luigi Tenco, “ non avevo niente da fare.  Il giorno volevo qualcuno da incontrare, la notte  volevo qualcuno da sognare”.
Un’opera d’arte dà esattamente le stesse emozioni, è per questo che ci si circonda di cose che ci legano a queste percezioni al di là delle forme e dei materiali, oltre i colori e gli assemblaggi contaminanti che ne scaturiscono.
In fondo se ci pensiamo le note musicali sono sette, sette sono anche i colori dell’arcobaleno, non è difficile intuire che suoni e immagini fanno parte quindi della quotidianità che ci attornia.
Poche note accostate possono creare un’armonia, così come la scelta di alcuni colori plasmano un quadro, in entrambi i casi si chiamano “composizioni”, perché non è un suono che fa la musica né un colore che fa il quadro, ma come si svolge e crea l’emotività.
Chissà ora a quale opera d’arte sta pensando chi legge, magari lo fa ascoltando la radio distrattamente o ripensando ad una canzone che, in pochi minuti, ha incanalato l’attenzione del nostro udito, forse poi sarà canticchiata ripensando alle immagini nate da queste parole, un’immagine visiva nascerà dal pensiero e si rimescolerà nella mente rivedendo un quadro, una scultura, magari scatta la voglia di riascoltare o rivedere una “composizione” consapevoli che non si tratta solo di suoni ben giostrati o di colori ben accostati, ma di arte.
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, July 25, 2017

Amare ad arte. Innamorarsi è un “perché” pieno di pericoli.


 
Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare:
il suo passato non è semplice, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è che un condizionale.
(Jean Cocteau)
 
L’arte è davvero così importante? Quanto conta investire tempo e denaro nella cultura? Perché ne abbiamo bisogno?
L’arte, le immagini, la bellezza della cultura, la lettura di un libro, l’ascolto di un pezzo musicale sono intuitili e superflue, ma allo stesso tempo essenziali.
Ci si deve prima di tutto innamorare dell’arte per riuscire a capirla ed apprezzarla, ma come si fa ad innamorarsi? C’è forse un manuale di istruzioni sull’amore? Certo, ce ne sono molti su come dimenticare un amore, su come guarire le ferite, su come superare le fasi emozionali acute della vita e ricominciare, ma nessun testo, libro o tutorial su youtube che “insegni” come ci si innamori.
Già, come ci si innamora? Cosa succede a livello psico-fisico quando ci si ritrova innamorati? Un gesto, un odore, un movimento, una parola o uno sguardo aiutano a scatenare l’innamoramento e tutto cambia di percezione.
Il cervello si annacqua e si comporta come se fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e i neuroni vengono travolti da uno tsunami di adrenalina, dopamina, ossitocina e vasopressina.
Si perde la capacità cognitiva, si impasta la bocca, si sbaglia a parlare e i movimenti si fanno goffi e impacciati.
Si pensa, sempre. Si pensa in maniera ossessiva tanto da indirizzare il solo pensiero all’oggetto dell’amore dove ogni scusa è buona per ricadere nelle parole e nelle riflessioni di chi si ama.
Il respiro affannoso, tachicardia, il cuore che impazzisce, le mani che sudano, il desiderio tormentoso che diventa quasi insopportabile.
La felicità comunque trabocca ad ogni angolo e non importa se non si trova parcheggio, se le bollette da pagare sono scadute, se qualcuno in ufficio vi urta i nervi, voi state amando e tutto si fa più roseo.
Ecco, questo è l’amore.
La stessa cosa capita quando un artista ci coccola e insinua con le sue forme e i suoi colori, ci si innamora dell’idea, della sua passione che finisce per travolgerci, della sua opera regalata e data a tutti in visione, ma in realtà con quella punta di gelosia versus l’arte che diventa esclusivamente nostra.
Far innamorare le persone dell’arte, è questo il compito di chi si occupa di trasmettere le emozioni, è il dovere e il lavoro di ogni bravo gallerista, di un onesto curatore, di un limpido critico: contagiare gli altri con la stessa passione, con le stesse idee e con la stessa forza per far capire come questo innamoramento sia arrivato e poi condiviso e trasmesso a chi lo vede.
L’idea di possedere, di avere e di sconvolgere la parte emotiva più interiorizzata porta all’idea dell’avere, di poter fruire dell’arte attraverso il pensiero e il possesso materiale dell’oggetto in sé, quel quadro, quella fotografia, quella scultura, quell’opera d’arte che diventa esclusiva e unica, il nostro, appunto, oggetto d’amore.
Le parole che condiscono la visione accompagnano lo spettatore verso l’innamoramento, e così avviene che ci si innamora davvero di un’opera d’arte che diventa diversa da tutte le altre e dove davanti ad essa si resta senza parole, con le mani che sudano, con la tachicardia continua, con la felicità e il desiderio di vedere e rivedere creando aspettative.
Perché poi per amore siamo disposti a fare tutto, anche cose impensabili: a rimanere senza dignità, ad avere comportamenti fuori dal comune, a seguire, aspettare, soppesare le parole e i gesti, a percorrere km e a spendere tempo, si è capaci di compiere azioni solo perché dettate dal desiderio di ciò che si ama.
Dell’arte ci si innamora, non ci sono manuali o link web che insegnano l’arte e il suo innamoramento, possono spiegare, aiutare a comprendere gli artisti, il loro percorso, la genesi delle loro opere, si può avere un’impronta storica, critica, mnemonica, ma nulla è paragonabile a quella scintilla che scatta e arriva all’improvviso, capace di sconvolgere così tanto da non tornare più ad essere gli stessi di prima.
Solo che una volta innamorati, beh…è difficile tornare sui propri passi, non si può fare “finta” di quello che è stato, di quello che è accaduto, oramai si è rimasti invischiati, la separazione del “prima” dal “dopo” è matematicamente impossibile, come voler separare l’acqua dal vino.
Ebbene si, si è caduti a piè pari nella passione delle cose e si è rimasti invischiati, uscirne non si può, è un dolce soffrire.
Tutto questo è follia? Assolutamente si. L’amore lo è, l’arte lo è!
Massimiliano Sabbion
 

Friday, July 21, 2017

L'investimento in arte. Comprare o ammirare?


 
Investire in arte non significa necessariamente spendere a livello economico, non si tratta solo di capitale, di denaro che circola e di prezzi di mercato che fanno aumentare o meno un'opera d'arte.
L'investimento artistico sta, prima di tutto, nella scelta delle emozioni che si decide di seguire, bisogna distinguere quindi chi fa del collezionismo a meri fini fiscali e chi invece segue l'arte in quanto passione.
Sono entrambe categorie di collezionisti che coesistono nel mondo artistico ed è giusto e corretto che sia così: ci si veste, ad esempio, per necessità, per gusto, per protezione, per esibizione, per desiderio di avere sempre qualcosa di nuovo, per apparire e così capita per chi colleziona arte.
Tutto parte però da un'unica base, l'innamoramento dell'arte.
Sì, ci si deve innamorare dell'arte per poterla poi comprare, perché l'idea di possedere è insita nel potere d'acquisto tanto quanto il potere di manifestare le proprie pulsioni.
Spesso il "lo voglio" non va di pari passo coi desideri, ma si resta in ogni caso invischiati in un mondo dove forme e colori sono solo la parte iniziale di quello che si vede e che si prova.
L'arte è il veicolo delle emozioni e il risultato, le opere, ne sono solo il mezzo per poterne godere, ecco perché poi l'arte la si desidera, la si vuole, la si possiede, poco importa quale sia poi l'oggetto del desiderio se scultura, pittura, fotografia o video.
Conoscere a fondo ciò che si vede è il primo passo per capire e lasciarsi poi conquistare, l'arte che è presa di istinto, con la pancia, perché piace e perché si lega a qualche ricordo che sfocia in una sorta di petite madeleine proustiana  è l'arte che soggettivamente è più consona all'aspetto di conquista artistica personale: compro e possiedo, circondo i miei spazi solo di ciò che amo.
Non da meno è chi colleziona per investire e far circolare il proprio denaro, creando collezioni che hanno un peso sul valore economico globale finale e finisce così per creare spazi nuovi e aperture nuove.
Il mercato in cui ci si appresta ad affrontare l'arte sarà composto molto spesso da sedicenti insidie e da fuochi fatui, da giovani promesse che svaniranno nell'aria, da storici mai visti e sentiti da decenni, da facili delusi e complicati innamoramenti, da un giro fatto di detraibilità e risparmi con sgravi fiscali, da un meccanismo che muove un motore unico tra finanza e giochi interni.
Comprare il nuovo per lanciare e supportare o coccolarsi nel passato per non avere paura? Sono scelte, ognuno le detta in base al proprio sentire emozionale ed economico.
Eppure, anche queste logiche descritte servono e sono utili quanto imprescindibili nel calcolo di un coefficiente artistico che è necessario fare perché così si smuovono altri fattori quali l'interesse di altri collezionisti, la circolazione e fruizione delle opere e una visione globale degli spettatori che ne possono in questo modo godere, l'organizzazione di spazi deputati all'esposizione e, cosa non ultima, lo spostamento di capitali e interessi nelle zone in cui arte e cultura servono all'apertura mentale ed economica.
Le grandi collezioni che debordano ormai in ogni luogo sono lo stimolo per credere ancora che con l'arte si possa creare un gusto per la bellezza e un'attenzione per tutto quello che circonda la cultura e i suoi meccanismi.
Davanti alla monumentalità di potenze economiche che decidono di aprire nuovi spazi espostivi, di essere mecenati di premi e di artisti, di mescolare il loro personale successo con la diffusione di un'idea di dignità artistica in modo da alzare così il livello di guardia verso l'esterno, fioriscono in questo modo le iniziative e le strutture architettoniche che, costruite ex novo o semplicemente restaurate e restituite alla cittadinanza, arrivano a contenere opere, iniziative e mostre di grande risonanza.
Gli spazi e le opere contenute in posti aperti al pubblico ne sono uno esempio ai quali associare nel mondo altre realtà quali, solo per restare in ambito italiano, Fondazione Pinault, Fondazione Prada, Centro Luigi Pecci, Fondazione Beyeler, Fondazione Pirelli Hangar Bicocca, Guggenheim, Fondazione Trussardi, Fondazione Memmo, Fondazione Merz, Fondazione Pastificio Cerere, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Il primo passo avviene in ogni caso con la ricerca nelle risposte alle proprie domande, colmare il pozzo dei desideri è forse ardua impresa ma nulla vieta di investire il proprio tempo in primis e il proprio denaro poi nella ricerca, nello studio, nella visione del bello.
Il costo di una lettura, di una visita ad una mostra, di un passaggio all'interno di una galleria, conta tantissimo, tanto quanto le discussioni da affrontare con gli artisti, con i critici e i curatori, con i direttori dei musei e degli spazi, con i galleristi, perché tutto contribuisce ad entrare in una sola ed univoca logica: l'arte non è uno spazio delimitato da confini, è la somma di esperienze e di superamenti.
Non devono esistere barriere nell'approccio o si è ricchi o si è poveri, e non è una questione semplicemente economica, è una forma mentis, senza eguali.
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, July 18, 2017

Ready made e i piatti di pasta all'olio. Il superamento di chi sa cambiare!


 
L’affermazione che una persona creativa dà di sé e del suo lavoro può condurre al pensiero di ciò che la sua peculiarità operativa conduce a fare: io sono un artista.
Sì, colui che produce opere d’arte é un artista, un emozionale personaggio che si fa portavoce di sentimenti, idee e pensieri a favore di altri che non riuscendo ad esprimerli trovano nel veicolo artistico il prodotto di quanto percepito, ma non plasmato, a questo ci pensa, appunto l’artista.
Ma chi è l’artista? Quale definizione migliore lo identifica?
In fondo tutti nel loro mondo sono degli artisti dalla sarte al cuoco, dall’idraulico al fiorista, perché il talento di cui ognuno è dotato lo rende eccellente nella sua materia.
Il dono ricevuto fa della professione il proprio vanto e ne diventa lavoro, e il lavoro è da considerarsi sempre come impegno, studio, dedizione e soprattutto fatica, perché lavorare è faticoso, occupa tempo, energie e forze.
Non basta la fortuna o l’indirizzo corretto per raggiungere la via, ci vuole preparazione, costanza, bisogna provare, tentare, avere anche l’incoscienza di rischiare, ma una volta che si é padroni della propria consapevolezza, dopo che si conosce la tecnica e la materia, il lavoro creativo, le stesse intuizioni geniali pervengono senza nessuna fatica di sorta.
Un piatto di pasta cucinato e condito con un po’ di olio e parmigiano non fa del soggetto uno chef stellato, é solo sopravvivenza culinaria per colmare la fame, la ricercatezza di un piatto non serve per riempire lo stomaco, ma per meglio apprezzare sapori, combinazioni, gusti ed esaltare il senso del piacere ad ogni morso e si degusta così un senso di soddisfazione sia visiva sia culinaria.
Uno chef saprà, attraverso la scelta accurata degli ingredienti, trasformare un semplice piatto di pasta in un’esperienza unica, in una vera e propria esplosione di sapori mai provati, di cose nuove, di realtà mai immaginate prima.
Perché? Semplicemente perché la sua dedizione, il suo essere professionalmente competente, lo differenzia per esperienza e scelta qualitativa da altri suoi colleghi e, soprattutto, da chi come pubblico saprà riconoscere e apprezzare le sue particolarità.
Bisogna, in questo frangente per riuscire a trasformare le proprie qualità, essere stimati e giudicati e andare esattamente oltre il proprio piccolo muro di cinta fatto di tecnica si, ma soprattutto di intuizioni e di studio.
Nella storia dell'arte gli artisti si sono sempre sfidati in primis con se stessi, riuscendo ad andare oltre al linguaggio iniziale per completarne poi uno unico che ne diventa il tratto di riconoscimento effettivo.
L'arte classica e moderna comparano gli artisti in base all'abilità rappresentativa e tecnica: gli artisti dovevano essere assolutamente capaci di disegnare, dipingere e scolpire, solo così le eccellenze sono emerse proprio perché i migliori nel settore: Giotto, Michelangelo, Raffaello, Leonardo erano capaci di usare tecnica e materiali.
Nell'arte contemporanea il linguaggio cambia, non è necessario avere una formazione classica in arte, non sempre gli artisti che si presentano sanno disegnare o scolpire, ciò che conta è come l'artista riesce a dire le cose, con quali mezzi e, soprattutto, con quali risultati poi.
Non importa che a produrre le opere sia poi un capace artigiano, posso delegare un terzo a compiere ciò che la mia manualità è incapace di esprimere, è il successo che si basa sulle geniali ricerche e sui lavori di Damien Hirst, Maurizio Cattelan, Jeff Koons solo per citare qualche nome.
L'artista quindi è chi realizza l'opera in sé o chi esplora nuovi linguaggi e argomenta in modo differente lanciando l'idea e facendola poi realizzare da altri?
La tecnologia, le scoperte scientifiche, la globalizzazione, giungono all'arte dominando lo spazio creativo che solo l'artista sa cogliere e restituire, quell'anonimo piatto di pasta all'olio diventa quindi l'eccellenza tra i piatti, perché condito con qualcosa di speciale e di diverso: lo scavalcamento del confine conosciuto e tutto non diventa mai anonimo, mai banale.
Marcel Duchamp in fondo lo aveva già in qualche modo procrastinato: i ready made sono semplicemente un cambio di prospettiva di ciò che si vede, perché ciò che importa nell'arte odierna non è (solo) scandalizzare, urlare, demolire, ma superare, superare limiti, fonti e barriere.
Massimiliano Sabbion