Tuesday, April 4, 2017

Se tu hai una mela… La condivisione della creatività e delle idee per diffondere l’arte


 
“Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno.
Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”
(George Bernard Shaw) 

La creatività ha bisogno sempre di nuovi stimoli e di nuove fonti alle quali ispirarsi e rivolgersi, nuovi percorsi e situazioni arrivano sempre a decretare l’inizio di un viaggio mentale ed emozionale che si tramuta poi nell’opera d’arte.
Come si sviluppa la creatività? Come si investe nella fantasia? Non c’è un metodo per poter accrescere le idee, non tutto arriva semplicemente accomodandosi e aspettando, non ci sono sprazzi geniali e improvvisi che folgorano la via e poi squarciano le menti.
No, la creatività ha bisogno di essere vezzeggiata, ricercata e soprattutto stimolata e studiata, è importante il sapere, lo studio e il confronto con il mondo esterno.
Non si temi di essere contaminati dalla creatività altrui, anzi, il piacere della ricerca aumenta sempre più quando si è a contatto con altri esempi e soluzioni.
Le proprie idee, se condivise, maturano e sviluppano nuove forme creative e ulteriori nuove visioni, senza temere che quest’ultime vengano rubate o tolte al proprio percorso.
La diffusione dei social network ha contribuito in maniera notevole alla diffusione delle immagini e delle idee, in tempo reale il mondo si connette e propaga forme e colori entrando di prepotenza nell’immaginario collettivo e insinuandosi poi nell’io creativo di ognuno.
La storia dell’arte stessa insegna come i grandi maestri del passato hanno sempre cercato la contaminazione e  la diffusione delle idee, ne sono dimostrazione i circoli artistici, i salotti, i ritrovi stessi in associazioni e movimenti, con relative influenze od omaggi compiuti all’arte e alla creatività dell’artista citato.
Dai primi giotteschi che si rifanno, appunto, allo stile di Giotto cercando poi di trovare una propria cifra stilistica a Michelangelo che ricopia e studia gli affreschi di Masaccio, alle copie rivisitate dell’Ultima cena di Leonardo da Vinci che si disseminano in tutta Europa, alle nature morte seicentesche dei pittori fiamminghi e olandesi, fino ad arrivare alle ricerche via via perpetrate negli anni sulla forma e sulla visione passate dal Realismo all’Impressionismo.
La serie di esempi potrebbe poi continuare nel mondo contemporaneo con le dimostrazioni in campo pittorico di Paul Klee e Wassily Kandinskij e con la diffusione filtrata delle loro idee quasi in un costante omaggio reciproco per diverso tempo, senza scordare poi il contributo di Pablo Picasso nei confronti della storia dell’arte mondiale quando rifà i capolavori del passato omaggiandoli con il suo inconfondibile stile, via via fino ad arrivare agli esempi della Pop Art con Andy Warhol e Roy Lichtenstein, per pervenire ai giorni nostri con le citazioni sia cinematografiche che pubblicitarie, e gli esempi si ritrovano in ogni campo dal fumetto con Milo Manara e Hugo Pratt al campo letterario che conta i figli e i nipoti o gli antesignani di romanzi fantasy quali Il Signore degli anelli o Harry Potter.
Tutti gli esempi sopra citati aiutano a percepire come la diffusione delle idee avvenga senza timore di perdere qualcosa, ma di sicuro si allargano invece gli orizzonti e i pensieri che si trasformano poi in nuove espressioni.
Per questo, rinchiudersi nel proprio fantastico mondo senza spingersi oltre l’isolato metro quadro vitale porta solo a recar danni esaltando il proprio ego, autoconvincendosi che il proprio operato è unico e irripetibile con punte egoistiche che sfociano in assurde paure come quella di essere copiati, plagiati o peggio ancora derubati della propria creatività.
Esplosivo e costruttivo è lo scambio culturale, ma mai a senso unico, rimangono invece in circolazione le idee e lo scoppio della creatività, perché? Perché quando si finisce per diffondere quello che si pensa, quello che si riceve non è mai una parte sola di ciò che si è dato, ma un insieme che torna indietro centuplicato.
Massimiliano Sabbion
 
 

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