Tuesday, July 25, 2017

Amare ad arte. Innamorarsi è un “perché” pieno di pericoli.


 
Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare:
il suo passato non è semplice, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è che un condizionale.
(Jean Cocteau)
 
L’arte è davvero così importante? Quanto conta investire tempo e denaro nella cultura? Perché ne abbiamo bisogno?
L’arte, le immagini, la bellezza della cultura, la lettura di un libro, l’ascolto di un pezzo musicale sono intuitili e superflue, ma allo stesso tempo essenziali.
Ci si deve prima di tutto innamorare dell’arte per riuscire a capirla ed apprezzarla, ma come si fa ad innamorarsi? C’è forse un manuale di istruzioni sull’amore? Certo, ce ne sono molti su come dimenticare un amore, su come guarire le ferite, su come superare le fasi emozionali acute della vita e ricominciare, ma nessun testo, libro o tutorial su youtube che “insegni” come ci si innamori.
Già, come ci si innamora? Cosa succede a livello psico-fisico quando ci si ritrova innamorati? Un gesto, un odore, un movimento, una parola o uno sguardo aiutano a scatenare l’innamoramento e tutto cambia di percezione.
Il cervello si annacqua e si comporta come se fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e i neuroni vengono travolti da uno tsunami di adrenalina, dopamina, ossitocina e vasopressina.
Si perde la capacità cognitiva, si impasta la bocca, si sbaglia a parlare e i movimenti si fanno goffi e impacciati.
Si pensa, sempre. Si pensa in maniera ossessiva tanto da indirizzare il solo pensiero all’oggetto dell’amore dove ogni scusa è buona per ricadere nelle parole e nelle riflessioni di chi si ama.
Il respiro affannoso, tachicardia, il cuore che impazzisce, le mani che sudano, il desiderio tormentoso che diventa quasi insopportabile.
La felicità comunque trabocca ad ogni angolo e non importa se non si trova parcheggio, se le bollette da pagare sono scadute, se qualcuno in ufficio vi urta i nervi, voi state amando e tutto si fa più roseo.
Ecco, questo è l’amore.
La stessa cosa capita quando un artista ci coccola e insinua con le sue forme e i suoi colori, ci si innamora dell’idea, della sua passione che finisce per travolgerci, della sua opera regalata e data a tutti in visione, ma in realtà con quella punta di gelosia versus l’arte che diventa esclusivamente nostra.
Far innamorare le persone dell’arte, è questo il compito di chi si occupa di trasmettere le emozioni, è il dovere e il lavoro di ogni bravo gallerista, di un onesto curatore, di un limpido critico: contagiare gli altri con la stessa passione, con le stesse idee e con la stessa forza per far capire come questo innamoramento sia arrivato e poi condiviso e trasmesso a chi lo vede.
L’idea di possedere, di avere e di sconvolgere la parte emotiva più interiorizzata porta all’idea dell’avere, di poter fruire dell’arte attraverso il pensiero e il possesso materiale dell’oggetto in sé, quel quadro, quella fotografia, quella scultura, quell’opera d’arte che diventa esclusiva e unica, il nostro, appunto, oggetto d’amore.
Le parole che condiscono la visione accompagnano lo spettatore verso l’innamoramento, e così avviene che ci si innamora davvero di un’opera d’arte che diventa diversa da tutte le altre e dove davanti ad essa si resta senza parole, con le mani che sudano, con la tachicardia continua, con la felicità e il desiderio di vedere e rivedere creando aspettative.
Perché poi per amore siamo disposti a fare tutto, anche cose impensabili: a rimanere senza dignità, ad avere comportamenti fuori dal comune, a seguire, aspettare, soppesare le parole e i gesti, a percorrere km e a spendere tempo, si è capaci di compiere azioni solo perché dettate dal desiderio di ciò che si ama.
Dell’arte ci si innamora, non ci sono manuali o link web che insegnano l’arte e il suo innamoramento, possono spiegare, aiutare a comprendere gli artisti, il loro percorso, la genesi delle loro opere, si può avere un’impronta storica, critica, mnemonica, ma nulla è paragonabile a quella scintilla che scatta e arriva all’improvviso, capace di sconvolgere così tanto da non tornare più ad essere gli stessi di prima.
Solo che una volta innamorati, beh…è difficile tornare sui propri passi, non si può fare “finta” di quello che è stato, di quello che è accaduto, oramai si è rimasti invischiati, la separazione del “prima” dal “dopo” è matematicamente impossibile, come voler separare l’acqua dal vino.
Ebbene si, si è caduti a piè pari nella passione delle cose e si è rimasti invischiati, uscirne non si può, è un dolce soffrire.
Tutto questo è follia? Assolutamente si. L’amore lo è, l’arte lo è!
Massimiliano Sabbion
 

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