Tuesday, September 5, 2017

Effetto “wow”! Quando l’arte si fa curiosa e mai sazia


 
Il potere della creatività passa spesso da situazioni, idee, momenti di vissuto che si riversano poi nelle opere create dall’artista, si tratta di emozioni che prendono forma e, poi, se le stesse declinano in altre prospettive, il tutto é affidato all’uomo che decodifica questo suo vissuto sotto forma di opere di denuncia, di ironia, di segno quotidiano.
La rosa delle emozioni é così sempre espressa in ogni sua forma, ma volte rischia di apparire a volte ripetitiva e con il sapore del “già visto e già vissuto”, é possibile quindi ricadere nell’errore come é, per l’appunto, possibile ricadere nell’opera stantia e dal vecchio sapore.
Proprio perché spesso ci si aspetta di trovare l’effetto del nuovo, del “wow” emozionale quando si visitano rassegne di cultura e di arte quali biennali o manifestazioni che se disillusi se ne esce con l’amaro in bocca…
Le fiere e le esposizioni raccontano di un mercato già attivo e fiorente, ragguaglia su artisti e percorsi in essere, ma biennali & c. invece devono avere il sapore del sapore che verrà, anche quando raccontano il passato appena trascorso senza essere anacronistico o elitario.
Perché, ad esempio, ci si imbatte con l’ostinazione perenne nel riproporre videoarte che ha il gusto di un qualche cosa di già visto, di povertà visiva e di immagini poco più vicine alla pochezza e al vuoto celebrale più che sintomatica bellezza emozionale?
Ancora vengono proposti video, in cui una videocamera riprende fissa uno spazio sul niente dove non accade nulla e imperversa così l’effetto del a noia, oppure ci si ritrova davanti un piano sequenza di qualcosa di inutile senza suoni, senza musica, senza maestria di un minimo di regia, senza senso.
É scontato e inutile, la noia e l’accento sulla novità e sulla ripresa video ha fatto la sua storia, ora la necessità è altra e, sinceramente, apprezzo più un video di Shirin Neshat o di Bill Viola che di un anonimo (brutto) artista armeno visto in una qualsivoglia biennale di cui non ricorderemo il nome appena varcata l’uscita.
Ebbene, si é sommersi di realismo visivo sbattuto in faccia all’osservatore che si ritrova invischiato di spazzatura, rottami, video senza poesia se non cruda verità, disturbanti ossessioni contemporanee di un mondo che risulta intriso di memoria passata, di storia vomitata e accantonata senza nessun senso estetico o nessuna poesia visiva, come se l’artista si sia presentato stanco di pensare e di creare e si arriva a recuperare la realtà nuda e cruda così com’é, senza nessuna mimesi, senza nessuna emozione, un ctrl+c, un copia e incolla di quello che si vede, e spesso si vede senza un significato  preciso, quasi a prendere in giro la creazione visiva e lo spettatore.
Si ha voglia di scoprire e di riscoprire la contemporaneità, il quotidiano battito di ciglia che immagazzina immagini e sensazioni é sempre attivo, ma va stimolato, non certo edulcorato e portato alla non comprensione, si rischia di allontanare e di creare un caos di pensiero e si può riassumere in un’unica formula: che cosa vuol dire?
Già, per quante elucubrazioni si possano tirar fuori, per quanto voli pindarici ai quali aggrapparsi, tutto si concentra nell’idea di comprensione su “che cosa significa?” quando si ripensa a quello che si è visto.
Come appariremo oggi vestiti con improbabili pantaloni a zampa d’elefante o con le tremende spalline sovrastate da gonfie cotonature di cappelli o con risvoltini dei jeans stile anni ‘80? Sicuramente fuori moda, fuori tempo, a tratti ridicoli, ma conditi da una punta di tenerezza ingenua per come si andava all’epoca abbigliati. Rifare oggi lo stesso percorso può essere considerato un revival vintage, ma non sicuramente originale o con quell’effetto “wow” di cui si abbisogna e ricerca.
Le innovazioni tecnologie, la magia del cinema, delle immagini, gli effetti speciali, hanno aperto le strade a nuove sperimentazioni e a contaminazioni tra arte, musica e cinema come testimoniato dalle numerose esperienze che si accavallano ogni giorno per mezzo della creatività e dove risulta difficile dare un senso e una risposta come etichettatura delle cose, non si parla di sola arte o di solo cinema, ma di innesti e trasmigrazioni tra le une e le altre realtà.
L’effetto “wow” é ancora possibile oggi che il mondo risulta collegato globalmente attraverso la rete internet e i social network dove tutto si brucia all’istante e si passa oltre? Si, é possibile, ma solo quando la diffusione si concentra sull’attenzione e non solo sullo stupore dell’effetto, studio, ricerca, bellezza rimangono le cause principali della creatività, sempre curiosa e mai paga.

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